CRONACA
L’OCST ad alzo zero su Benetton: “Venti residenti licenziati e devono anche vedersi sbeffeggiare dal nuovo gerente? Disgustoso”
Sabato la chiusura della Benetton in Piazza Dante a Lugano, oggi l’apertura di un nuovo punto vendita del marchio a Campione d’Italia. Una ‘strana’ coincidenza che fa gridare allo scandalo il sindacato

LUGANO – Sabato la chiusura della Benetton in Piazza Dante a Lugano, oggi l’apertura di un nuovo punto vendita del marchio a Campione d’Italia. Una ‘strana’ coincidenza che fa gridare allo scandalo il sindacato OCST, che in una nota odierna denuncia i metodi “arroganti e privi di rispetto verso il personale” dell’azienda trevigiana invitando a boicottare il nuovo negozio.

Prima di passare all’affondo, il sindacato ricorda i metodi dirigenziali propri della Benetton. “Con l’arroganza di chi nasconde la polvere sotto lo zerbino pensando di non essere scoperti – scrive –, producono merce e la danno in conto vendita ad una serie innumerevole di Società (facilmente riconducibili alla casa madre trevigiana) che gestiscono in loco l’attività. Il solito gioco di prestigio che vede “la cassaforte Benetton” scaricare il rischio aziendale ad un rigagnolo di società per poter tranquillamente aprire nuovi spazi commerciali non importa dove e continuare a dire “con questa gente, non c’entriamo nulla”. Il tutto, condito dall’arroganza di chi è convinto di avere ragione”.

Contesto questo, sottolinea l’OCST, in cui si inserisce la vicenda dei punti vendita di Lugano (la cui chiusura, aggiungono, è “oggetto di un contenzioso che finirà davanti alla Pretura per licenziamenti collettivi abusivi”) e di Campione, contro il cui gerente si scatenano le ire del sindacato.

“Uno spazio commerciale capitanato da un gerente filantropo, che utilizza messaggi pubblicitari di pessimo gusto del tipo “i nostri prezzi sono quelli della distribuzione italiana, quindi inferiori del 35%/40% rispetto a Benetton in Svizzera” e si permette di schernire il personale di Lugano (alla ricerca di un posto di lavoro) con un bel “nessuno è interessato … certo, noi offriamo stipendi italiani, probabilmente per loro è meglio la disoccupazione”.

Alla Benetton di Piazza Dante a Lugano, prosegue la nota, “lavoravano sino a sabato scorso una ventina di persone con un salario minimo di 3'500 franchi al mese lordo per 13 mensilità. Oggi, tutte licenziate e residenti in Svizzera e annunciatesi in disoccupazione, devono proprio farsi sbeffeggiare da un gerente “poco illuminato” disposto ad offrire loro un salario di 2/3 inferiore? Disgustoso”.

E’ questo, conclude il sindacato, “il concetto di moda che porta nel Mondo il marchio trevigiano Benetton: imprenditori “mordi e fuggi”, nulla di più, nulla di meno. Osiamo pertanto sperare che, in quel di Campione d’Italia, la fedele clientela di Piazza Dante non trovi una comoda alternativa”. 

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