Una lettera di denuncia: "La notizia ha sconvolto Silvia e Cornelio che hanno cresciuto Khan come un figlio, fedele compagno per otto anni e importante aiuto quotidiano nella gestione del bestiame al pascolo"

BEDRETTO - Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta che racconta la triste storia di Khan (nella foto), il cane pastore di due allevatori, Silvia e Cornelio, ucciso a fucilate da un ignoto in alta Valle Bedretto.
"Negli scorsi giorni sui pascoli alti della Valle Bedretto si è consumata una vicenda tanto triste quanto preoccupante. La notte tra il 13 e il 14 agosto Khan, il cane pastore di Silvia e Cornelio, è sparito dall’Alpe di Ruinó, sopra Fontana. Vane sono state le ricerche dei proprietari così come quelle di molti amici che si sono mobilitati nella speranza di ritrovare l’animale.
Alcuni giorni or sono è infine arrivata la notizia che Khan, a metà agosto, è stato visto gironzolare tranquillo in un bosco di larici a ridosso di un burrone e all’improvviso un uomo ha premuto il grilletto del suo fucile mettendo fine alla sua esistenza.
La notizia ha sconvolto Silvia e Cornelio che hanno cresciuto Khan come un figlio, fedele compagno per otto anni e importante aiuto quotidiano nella gestione del bestiame al pascolo. Impegno che i due pastori con i loro cani svolgono con passione da ormai più di 10 anni sugli alpeggi ticinesi. Il destino vuole che proprio nell’aprile di quest’anno è venuta a mancare anche Piuma, mamma di Khan, e valido aiuto per i pastori. Proprio in un anno già difficile per la meteo e la carenza di erba.
I dubbi e le perplessità sono molteplici: chi poteva girare armato a metà agosto in quella zona? Chi potrebbe aver scambiato Khan, che oramai da molti anni trascorreva un paio di mesi su quest’alpe, per un cane randagio? o per un lupo? Chi accortosi dello sbaglio non ha avuto il coraggio di avvisare Silvia e Cornelio? lo sa il suo esecutore che una legge federale impedisce l’uccisione di un cane senza il permesso del suo proprietario anche in casi di estrema gravità?
Queste e molte altre domande rimarranno nella mente e nel cuore di Silvia e Cornelio sperando che con queste righe il protagonista del gesto si renda conto di non aver ucciso solo una bestia ma ha ferito l’affetto e la fiducia di chi ha visto nascere Khan e ha vissuto otto anni della sua vita in simbiosi ed armonia con lui sui pascoli delle nostre montagne".