In visita a Tirana, il Pontefice ha elogiato la realtà rappresentata dall’Albania: “È un paese che ha sofferto tanto ed è riuscito a trovare una pace con le differenze religiose. Un Paese che può diventare un modello universale di convivenza pacifica"

TIRANA – Parole di stima verso il modello che ha saputo proporre l’Albania da parte del Papa. Come riporta il Corriere della Sera, già durante il volo che l’avrebbe portato a Tirana, il pontefice è andato dritto al punto: “È un paese che ha sofferto tanto ed è riuscito a trovare una pace con le differenze religiose. E questo è un bel segno per il mondo . Il dialogo, la pace, questo equilibrio che è a favore della governance”.
Dopo anni di persecuzioni e ateismo di Stato, nell’ultimo trentennio la Chiesa albanese ha infatti saputo ricostruirsi in un Paese a maggioranza musulmana, dove i simboli delle due fedi riescono a convivere uno accanto all’altro. Una convivenza che ha trovato spazio anche nelle parole di Papa Francesco, durante il discorso tenuto nel Palazzo presidenziale, dove erano presenti anche i vari leader religiosi del Paese. “Una convivenza pacifica tra appartenenti a diverse religioni che va preservata con ogni cura e attenzione”, ha dichiarato.
Una convivenza che, ha continuato, può diventare un modello universale: “Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il Paese e acquista un rilievo speciale in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone un pericoloso fattore di scontro e di violenza anziché l’occasione di un dialogo aperto e rispettoso, e di riflessione comune su ciò che significa credere in Dio e seguire la sua legge”.
Proprio sulle violenze che ancora oggi dividono il mondo in nome di un dio, ha aggiunto: “Nessuno pensi di potersi fare scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita e alla libertà religiosa per tutti!”
E tornando sull’esempio albanese, Papa Francesco ha sottolineato come esso dimostri che la “pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse non è solo un bene auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile”.
Il Papa ha infine concluso ripetendo l’appello già lanciato quando si trovava in visita a Lampedusa: “In un mondo che tende alla globalizzazione economica e culturale, occorre fare ogni sforzo affinché la crescita e lo sviluppo siano posti a disposizione di tutti e non solo di una parte della popolazione”. Lo sviluppo infatti non potrà mai dirsi autentico “se non sarà anche sostenibile ed equo, vale a dire se non terrà ben presenti i diritti dei poveri e non rispetterà l’ambiente”, perciò “alla globalizzazione dei mercati è necessario che corrisponda una globalizzazione della solidarietà; alla crescita economica deve accompagnarsi un maggior rispetto del creato; insieme ai diritti individuali vanno tutelati quelli delle realtà intermedie tra l’individuo e lo Stato, prima fra tutte la famiglia”.