La rifessioni su imprese e lavoro del direttore della Camera di commercio, ospite del Centro Competenze Ticino

LUGANO – “Noi ticinesi non ci diamo abbastanza valore. Dobbiamo credere di più nelle nostre aziende, valorizzarle. E, soprattutto, le aziende ticinesi devono credere nelle aziende ticinesi”.
È il messaggio che il direttore della Camera di commercio, Luca Albertoni, ha lanciato ieri sera all’assemblea del Centro Competenze Ticino.
L’associazione - http://centro-competenze.ch/ -, nata un anno fa, ha proprio l’obiettivo di mettere “in rete” aziende ticinesi di diversi settori (oggi sono una quarantina), di creare conoscenze e contatti. Di favorire scambi di esperienze.
Ma soprattutto di proporsi al mercato come interlocutore centralizzato di una rete di ditte in grado di fornire svariati prodotti e servizi. Di unire le forze, insomma, e di promuovere un marketing comune. Il presidente del Centro, Alfredo Domeniconi, ha illustrato l’attività svolta dal comitato in questo primo anno e i futuri sviluppi: miglioramento del sito web, che verrà costantemente aggiornato, campagne promozionali, obiettivi di crescita…
Albertoni, ospite della serata svoltasi al ristorante Ciani di Lugano, ha sottolineato l’importanza di iniziative di questo tipo.
“Dobbiamo credere nelle nostre capacità – ha detto - e non essere sempre sulla difensiva. Certo, ci sono molti frontalieri, che generano molto traffico, c’è il problema della salvaguardia del territorio…”
Ma non siamo l’unica regione al mondo confrontata con questi fenomeni, ha aggiunto in sostanza Albertoni. Non possiamo continuare soltanto a lamentarci.
“Mi chiedo perché il nostro mondo imprenditoriale, pur con tutte le difficoltà che vive, non riesca a darsi delle prospettive, a guardare positivamente al futuro. Ci sono molte aziende sane, molta capacità imprenditoriale in Ticino”.
Ci vogliono fiducia e ottimismo, quindi.
Poi, una stoccata al mondo politico, molto litigioso, “che riesce ormai solo a ragionare con la logica del bianco e del nero. Il grigio non esiste, è quasi scomparso dal nostro dibattito politico. Eppure ha mille sfumature, non è per forza opaco o noioso. Così, per alcuni, chi assume frontalieri è un criminale e chi assume svizzeri è un buon imprenditore che merita sgravi fiscali. Bianco o nero, insomma”.
È chiaro, ci sono abusi, situazioni raccapriccianti, sfruttatori senza scrupoli. Vanno isolati e sanzionati, ha detto il direttore della Camera di commercio.
“Io dico chiaramente che chi commette abusi nel mondo del lavoro, chi sfrutta e non rispetta le regole va punito duramente. Abbiamo gli strumenti per farlo. Ma non possiamo decidere chi ha il diritto di accedere al nostro mercato”.
Albertoni è insomma molto scettico sulla proposta del ministro Manuele Bertoli: il Cantone acquisti un’area e crei un “parco industriale” destinato ad aziende di qualità e ad alto valore aggiunto.
“Decideranno dei funzionari quali aziende meritano il titolo della ‘qualità’? Sulla base di quali criteri verranno qualificate le aziende ad alto e basso valore aggiunto? È pericolosissimo decidere a priori chi può accedere e chi no al nostro mercato”.
Poi ha fatto un esempio: “L’amico Fabio Regazzi nella sua fabbrica di Gordola produce tapparelle. Potrebbe sembrare un’attività a basso valore aggiunto, ma quella fabbrica promuove anche ricerca e sviluppo nel suo settore. Dovremmo forse far chiudere la Regazzi? Quindi capite che il basso valore aggiunto è un concetto molto vago”.