CRONACA
Yasin dice addio al Ticino. “Lascio la mia seconda casa e tanti amici e persone che mi sono state accanto”
Il giovane parrucchiere iraniano, da sei anni in Svizzera, affida il suo saluto alla propria pagina Facebook: “Grazie! Ho trascorso questo tempo credo nel migliore dei modi, integrandomi, lavorando e studiando, ma purtroppo tutto ciò non è bastato”

BELLINZONA – Yasin ha lasciato il Ticino, dando così seguito alla decisione dell’Ufficio federale della migrazione (UFM), che lo scorso luglio ha definitivamente respinto la richiesta di rinnovo del permesso di dimora al giovane parrucchiere iraniano. La conferma arriva direttamente dalla sua pagina Facebook, dove, con un lungo post, il giovane saluta tutti quanti gli sono stati accanto in questa battaglia e ripercorre il tempo trascorso in Svizzera.

“Ciao a tutti: come alcuni sanno purtroppo ho dovuto lasciare la Svizzera! Una decisione forzata non voluta da parte mia”, comincia Yasin, ricordando poi il suo arrivo in Svizzera, ormai sei anni e mezzo fa, da una realtà completamente diversa: l’Iran.

“Arrivato da un altro mondo con tanta difficoltà culturale e linguistica, questo non ha potuto ostacolare la mia integrazione e impedirmi di imparare una delle lingue del paese, di fare una scuola professionale e di ottenere un diploma federale come uno dei migliori della scuola. Ma purtroppo tutto ciò non è bastato per l'UFM, anzi mi dicono che tutto ciò non è di grande importanza per ottenere un permesso umanitario”.

Constatazione amara, a cui seguono però le parole di riconoscenza verso quanti gli sono stati accanto: “Ora ho lasciato la mia seconda casa e tanti amici e clienti e gente che mi è stata tanto di aiuto in diversi momenti della mia presenza in Svizzera, specialmente nell’ultimo periodo che di certo non è stato un periodo facile per me!”

Un grazie che Yasin rivolge a tutti, dai professori della scuola in cui ha imparato l’italiano e della SPAI di Locarno ai politici e al Governo “che ha cercato di fare quello che poteva”, dagli amici alla datrice di lavoro, da quanti lo hanno sostenuto partecipando alla manifestazione o firmando la petizione in sua difesa alla “signora anziana che ogni volta alla Migros mi fermava per chiedere se potevo restare o no”. “Avrei voluto salutare tutti ma non è stato possibile”, conclude Yasin.

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