Da nostre indiscrezioni, il legale entrerebbe nel CdA. Domani l’incontro tra i vertici a Como e a Lugano. Rush finale per la vendita, condotta dalla società Patrimony, facente capo alla BSI

di Marco Bazzi
LUGANO – Per la vendita della Clinica Luganese i giochi sembrerebbero fatti. In pole position ci sarebbe il gruppo Genolier, già proprietario dell’Ars medica di Gravesano e della Sant’Anna di Sorengo, che ha formulato un’offerta di 120 milioni. Ma in corsa ci sarebbero anche due fondazioni, una legata al mondo cattolico, l’altra agli aiuti umanitari, che insieme avrebbero formulato un’offerta di 110 milioni. Fondazioni che farebbero capo attuale presidente del Consiglio di amministrazione della Clinica, Renzo Respini.
Le prossime ore saranno decisive per il futuro dell’istituto sanitario: domani, lunedì, la suora che rappresenta l’azionista unico, ossia la Congregazione delle Suore Infermiere dell’Addolorata, è stata convocata a Como, dove ha sede l’Ospedale Valduce, il cui dissesto finanziario è all’origine dell’operazione di vendita.
Nel frattempo, sempre domani, è stata convocata una assemblea straordinaria delle società Clinica Luganese e Moncucco. E qui, secondo indiscrezioni raccolte da Liberatv, entrerebbe in gioco un nuovo attore: l’avvocato Paolo Bernasconi. Il legale sarebbe stato infatti incaricato dalla Congregazione di rappresentarla per sorvegliare le operazioni di vendita. Insomma, sembra non esserci più fiducia da parte della Congregazione stessa nei confronti dell’attuale Consiglio di amministrazione.
È possibile che domani venga formalizzato l’acquisto della Clinica Luganese da parte del Gruppo Genolier: un’opzione che, da quanti ci risulta, è fortemente sgradita alle undici suore che vi lavorano e che evidentemente significherebbe la perdita del concetto no-profit che finora ha caratterizzato l’istituto. Concetto che invece verrebbe mantenuto nel caso in cui ad aggiudicarsi la struttura fossero le due fondazioni.
Ma l’ultima parola sulla vendita spetterà a Roma, in particolare all’Istituto Vaticano che gestisce le proprietà delle varie congregazioni.
Fuori gioco sono invece gli altri gruppi di cui si è parlato in queste ore, vale a dire l’Hirslanden e il Sonnenhof, che hanno sì manifestato interesse, ma non sono mai giunti a formulare un’offerta concreta.
Questo è il quadro al termine di lunghe trattative segrete che sono state condotte per conto della Congregazione dalla società Patrimony che fa capo alla BSI.
Come abbiamo rivelato venerdì, la cifra di vendita andava dai 100 ai 200 milioni circa. In particolare i due estremi entro cui si sarebbero mosse le offerte, sono stati fissati da un lato da una stima che valuta il valore della struttura in circa 80 milioni e, dall’altro, da una richiesta massima formulata dai proprietari di 180 milioni.