Yasar Ravi, legale dei titolari dell'azienda finita al centro di un'inchiesta sul caporalato condotta dalla Guardia di Finanze, respinge le accuse

IRAGNA - Vincenzo Perretta Antonino Venuti, i titolari dell'azienda B.N. Costruzioni generali, finiti negli ultimi giorni al centro della cronaca a seguito di un'inchiesta della Guardia di Finanza, dicono la loro. Peretta e Venuti parlano attraverso il loro legale ticinese, Yasar Ravi. Le Fiamme Gialle, ricordiamo, hanno scoperto a Germignaga, nei pressi di Luino, un capannone industriale, allagato dal maltempo, dove c’erano 17 operai a mollo in un metro e mezzo d’acqua. Le indagini hanno appurato che quelle persone alloggiavano lì da diversi mesi. Quegli operai, afferma la Guardia di Finanza, venivano portati in Ticino a lavorare come frontalieri. Un vero e proprio caso di caporalato, insomma, stando alla ricostruzione degli inquirenti italiani.
"I fatti - irbatte l'avvocato Ravi che difende Perretta - devono essere contestualizzati e non devono essere strumentalizzati, nel senso che da un fatto naturale “alluvione” non bisogna costruire tutta una serie di allusioni diffamanti nei confronti della B.N: Costruzioni e del mio assistito. Contrariamente a quanto riportato dai titoli dei media, non si può assolutamente usare e/o insinuare che le persone vittime dell’alluvione fossero in uno stati di schiavitù. Accuse gravi che vengono integralmente respinte".
"Tutte le persone sentite dagli inquirenti italiani come persone informate sui fatti - prosegue Ravi - erano in regola con i loro permessi di soggiorno in Italia. In Svizzera, coloro che venivano a lavorare, erano a beneficio di un regolare permesso di lavoro. Quindi si invita a voler astenersi da ogni allusione sullo statuto delle persone coinvolte affermando a torto che fossero lavoratori in nero e/o irregolari".
"Le immagine scattate dopo l’alluvione evidentemente - scrive ancora il legale in una presa di posizione giunta in redazione - riprendono una situazione posteriore dei luoghi evidentemente allagati. Non è assolutamente vero, anzi ingannevole, sostenere che i luoghi fossero cosi come da immagini riprese dopo l’allagamento. La mia assistita, come le persone che occupavano questi luoghi, riferiscono che le condizioni d’igiene erano normali e non destavano problemi di sorta. Contrariamente a quanto affermato dai giornali, non vi erano famiglie all’interno della struttura. I giocattoli erano rimasti all’interno poiché lasciati dal precedente inquilino".
"Da ultimo - si conclude la nota - i miei clienti sentiti dagli inquirenti italiani come persone informate sui fatti, contestano ogni addebito anche di caporalato; le condizioni di lavoro delle persone che venivano a lavorare in Svizzera sono perfettamente regolari sia dal punto di vista del diritto degli stranieri (permessi) cosi come del contratto di lavoro".