CRONACA
Ennesimo buco nell’acqua per l'inchiesta Quatur: il Ministero costretto mettere la parola fine a 13 anni di indagini
Assolto in Italia il principale imputato, la scelta è stata obbligata. Per gli inquirenti infatti ora non è più possibile dimostrare il collegamento tra la 'Ndrangheta e l'organizzazione criminale in Svizzera, che si sospettava guidata dall’uomo

BERNA/ROMA - Nuovo buco nell'acqua per il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che si è visto costretto ad archiviare un procedimento contro cinque persone per presunta appartenenza alla mafia, concludendo così un'indagine avviata nei primi anni 2000. La decisione è stata presa dopo che F.A., il principale imputato, è stato definitivamente assolto in Italia.

La notizia, pubblicata oggi dai quotidiani svizzerotedeschi "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", è stata confermata all'ats dalla stessa Procura federale. Si chiude così "Quatur", un'imponente inchiesta del MPC durata oltre 13 anni e che ha visto la pluriennale carcerazione preventiva dell'imputato principale.

F.A., un calabrese con la doppia cittadinanza italiana e svizzera, è stato assolto definitivamente in Italia dall'accusa di appartenenza alla 'Ndrangheta, al termine di un procedimento durato anni e che è passato attraverso numerose istanze. Secondo la Corte italiana che ha messo il punto finale alla vicenda, i criminali pentiti sulle cui affermazioni si fondava tutta l'accusa, non erano credibili ed avevano parlato per tornaconto.

Secondo il MPC, a causa di quest'assoluzione non è più possibile dimostrare in maniera evidente il collegamento tra la 'Ndrangheta e un'organizzazione criminale in Svizzera, guidata proprio da F.A.. Per questo motivo la Procura federale ha deciso giovedì di archiviare le accuse di appartenenza/sostegno ad organizzazione criminale nei suoi confronti e degli altri quattro co-imputati.

I cinque facevano parte di un gruppo iniziale di 13 persone, nei confronti dei quali il MPC aveva avviato, nel maggio scorso, un'inchiesta - un ramo della sopracitata "Quatur" - per appartenenza alla 'Ndrangheta. Già lo scorso giugno la Procura era stata costretta a lasciar cadere le accuse nei confronti di parte degli imputati.

Sei di essi sono tuttavia stati nel frattempo incriminati dal Tribunale penale federale per reati qualificati contro la legge sugli stupefacenti. Ai primi di dicembre un ticinese di 49 anni è stato condannato a 12 mesi di carcere sospesi con la condizionale: l'uomo ha per cinque anni esportato dal Ticino all'Italia armi da fuoco e munizioni.

L'inchiesta "Quatur" ipotizzava il reato di organizzazione criminale con riferimento a riciclaggio di denaro e vari traffici illeciti, in particolare un giro di cocaina stimato dagli inquirenti in una ventina di chili. Essa riguardava le ramificazioni in Svizzera, Ticino compreso, della cosca Ferrazzo, affiliata alla 'Ndrangheta calabrese. A.F. era stato messo sotto inchiesta nel 2002 e accusato di essere il cervello della 'Ndrangheta in Svizzera.

Tra i 14 capi d'imputazione che pendevano su di lui figuravano traffico internazionale di stupefacenti, traffico illegale d'armi e riciclaggio per oltre 15 milioni di franchi. L'inchiesta – che aveva coinvolto un centinaio di persone e portato all'arresto di una quarantina di queste – si era svolta in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia di Roma.

Una prima battuta di arresto il MPC l'aveva incassata nel 2012, quando il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva annullato l'atto d'accusa del maxi processo sulla Ndrangheta, avendo rilevato irregolarità a livello di partecipazione della difesa agli interrogatori dei testimoni a carico.

ats

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