L’indiscrezione è giunta al Caffè, che ha ricevuto conferma dal Ministero di un accertamento in corso. Informato anche l’Ufficio invalidi del Cantone, che rassicura: “Abbiamo proceduto con la messa in sicurezza, Ma non abbiamo particolari preoccupazioni"

LUGANO – Pesanti abusi sessuali o scambi d’affetto sopra le righe? Sono due versioni di quanto sarebbe accaduto nella Casa al Cedro, struttura d’accoglienza per persone con vari gradi di patologie, psichiche in particolar modo, gestita dalla Fondazione San Gottardo. La prima viene da indiscrezioni raccolte dal Caffè, la seconda è la spiegazione, raccolta sempre dal domenicale, dell’ex direttrice della Fondazione Mimi Lepori Bonetti.
In entrambe i casi, la situazione è delicata: nella Casa di via Tasso, a Lugano, come scritto sul sito della Fondazione, vengono accolte quattordici persone, fra i 19 e i 71 anni di età, che “presentano vari tipi di patologie, con livelli di autonomia non omogenei (ritardo mentale, disturbi della personalità, disagio psichico, conseguenze di incidenti fisici e cardiocircolatori, epilessia)”, come scrive anche il domenicale, il Cedro dovrebbe rappresentare un rifugio sicuro per persone fragili. Qualunque sia la vera natura di quanto accaduto, è quindi doveroso far chiarezza.
E della questione, infatti, si stanno già occupando anche l’autorità cantonale e la magistratura, che al Caffè ha confermato le indiscrezioni su presunti abusi sessuali, spiegando che recentemente è giunta una segnalazione in merito che è tutt’ora al vaglio degli inquirenti. Come ha conoscenza della situazione è anche l’Ufficio invalidi del Cantone: “Come autorità di vigilanza, ci siamo premurati della messa in sicurezza della situazione”, ha dichiarato al domenicale il responsabile Christian Leoni, spiegando che la questione non è di loro competenza, ma che “le autorità preposte stanno procedendo ad accertamenti”.
Ma quale sia la natura e l’entità di questi abusi, non è dato sapere: dal Ministero non vengono fornite informazioni a riguardo e l’Ufficio invalidi tiene a non creare allarmismi: “Per ora non vogliamo comunicare nulla. Ma, come autorità di vigilanza, al momento non abbiamo particolari preoccupazioni. Aspettiamo l’esito degli accertamenti”, rassicura Leoni aggiungendo che “normalmente in casi del genere sono le stesse direzioni degli istituti che possono prendere dei provvedimenti”.
Il Caffè invece incalza, specificando che le informazioni da lui raccolte parlano invece di “una tendenza all’insabbiamento sistematico”, cosa che, se si dimostrasse vera, va da sé che costituisca un’accusa grave.
La parola passa quindi ai rappresentanti della struttura e della Fondazione. Patrizia Solari, fino a giugno responsabile del Cedro, smentisce le indiscrezioni raccolte dal domenicale (“Ho lavorato per quindici anni alla Fondazione San Gottardo, ma non mi risulta una cosa di questo tipo nella Casa al Cedro”), mentre, come già anticipato, Mimi Lepori Bonetti, ex direttrice della Fondazione, minimizza l’accaduto, sottolineando però che è stata la stessa Fondazione a fare la segnalazione alla magistratura, come prassi vuole. Ma “non c’è stato abuso sessuale, nessuno ha violentato o stuprato chicchessia. Sono state manifestazioni d’affetto sopra le righe tra utenti”, ha dichiarato al Caffè. La segnalazione, insomma, “ha messo in evidenza atteggiamenti inadeguati nella sfera affettiva”