CRONACA
Amarcord di una storia dal finale obbligato: “Penso all'affetto ricevuto e mi chiedo: perché deve chiudere un locale così?”
Il Canetti ha chiuso: Locarno è un po’ più persa e la sua Piazza un po’ più anonima. Non restano che l’amarezza e i ricordi, che Walter Hänggi, ultimo titolare della storica Cantina, condivide nella videointervista a Liberatv

LOCARNO – La città sul Verbano, da ieri, è un po’ più povera. Povera di una perdita che difficilmente sarà colmabile. La polemica la vogliamo lasciare fuori, ma la rabbia e l’amarezza ci sono: il Canetti è ufficialmente chiuso e con lui si chiude anche l’ultimo capitolo genuino che parlava, lo volessero ascoltare o meno, di Locarno a quanti passavano per la Piazza Grande.

Una Locarno che forse non c’è più, verrebbe da pensare. Una Locarno, lo si è detto più volte, a cui non importava chi tu fossi: banchiere, politico, operaio, giovane o anziano, al Canetti ci stavi e ti sentivi parte di qualcosa. In terrazza, seduti attorno alle vecchie tavolate di rame trovavi, insieme, i sogni degli studenti e i ricordi dei pensionati calati assieme al settebello sulla stoietta verde. Dietro al bancone, non camerieri, ma la Milva, il Tiz, il Manuel (solo per citare l’ultima triade), facce amiche che sapevano accoglierti e iniziare a raccontarti quella storia cominciata negli anni Trenta con i fratelli Canetti.

Una storia che ha visto intere generazioni scivolare via in quel corridoio dai muri ingialliti, fra le fila di bottiglie impolverate e boccalini. Al Canetti prima di te ci andavano già tuo nonno e il tuo bisnonno, e forse era proprio lì che i tuoi genitori si erano incontrati, come ricordava, fra le lacrime, l’ultima sera una donna raccontando di essere l’ultima di una tradizione di frequentazione ottuagenaria. “All’aperitivo del 24, la saletta fra la terrazza e il bar era diventata un asilo. Erano i figli dei miei clienti, che erano i giovinastri di quando ho cominciato nel 2002. Questi sono i ricordi che voglio portare con me”, racconta Walter Hänggi, ultimo titolare, nell’intervista con Liberatv.

Gli abbiamo parlato quando ormai tutto era finito: sedie e tavoli accatastati alle pareti, l’insegna smontata a riposare in un angolo, lo sguardo di Walter che, nei ricordi, si perde sugli ultimi oggetti rimasti nel locale. “Il finale è imposto, e come tutte le cose imposte, non sono facili da digerire”, ci dice.

E ce lo dice da parte a quel vecchio piano scordato che solo qualche ora prima stava suonando facendo scattare l’ultima cantata popolare. “È un peccato, e guardando le dimostrazioni di affetto avute dai clienti e anche da chi non viene sempre, ma per cui il Canetti è un punto di riferimento, io mi chiedevo: perché deve chiudere un posto così?”

Un punto di riferimento che ora manca, "niente sarà più come prima": Locarno è un po’ più persa e la sua Piazza un po’ più anonima. Perché?

ibi

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