A complicare la situazione la presenza di due differenti liste di imbarco. Intanto giungono anche le prime testimonianze da parte dei sopravvissuti, che parlano di scene infernali con uomini che prendevano a pugni le donne pur di salvarsi

ANCONA – Sale a 10, con l’ultimo recupero in mare di lunedì sera, il bilancio delle vittime dell’incendio a bordo del Norman Atlantic. All’appello mancano però almeno una quarantina di persone. Quello che sembra sempre più chiaro con il passare dei giorni è che a bordo vi fossero anche dei clandestini: fra i 427 salvati figurano infatti anche nomi che non compaiono sulla lista d’imbarco, come almeno un siriano e due afghani che viaggiavano nascosti nei Tir.
Il ‘balletto dei numeri’ è poi alimentato anche dall’esistenza di una seconda lista di imbarco che registra, al posto dei 478 passeggeri, 458 persone. I dispersi, se questa fosse quella reale, sarebbero quindi 21. Alle autorità quindi il compito di venire a capo della questione e il ministro delle Infrastrutture di Maurizio Lupi ha infatti garantito che saranno fatte tutte le verifiche e i possibili incroci tra i nomi dei salvati, dei deceduti e quelli segnati a bordo. Ma, a complicare ulteriormente la situazione, arrivano anche le cifre fornite dalle autorità greche che parlano di 432 salvati. Si continuerà quindi a scandagliare il mare alla ricerca di altri dispersi, come ha assicurato il ministro della difesa Roberta Pinotti.
Le cause dell’incendio, nel frattempo, rimangono ancora sconosciute, ma si nega che possano esser dovute alle mancanze riscontrate durante l’ispezione a Patrasso il 19 dicembre scorso. L’ammiraglio Carlone ha ricordato che “ erano state riscontrate 6 deficienze di cui 2 immediatamente risolte”. “Per le altre 4 era stata prescritta la soluzione in 14 giorni. La nave era pienamente efficiente, rispondeva a tutti i requisiti”, ha ribadito. Le «due deficienze» rilevate a Patrasso sulla Norman Atlantic e «immediatamente» risolte, erano una «porta tagliafuoco con chiusura non perfetta, in un’area della nave non interessata dall’incendio. C’era poi una leggera fuoriuscita di acqua che a sua volta non ha avuto rilevanza», riportano i media italiani.
“Scene spaventose, di fronte alla paura si reagisce in modi molto diversi”
Intanto giungono anche le prime testimonianze da parte dei sopravvissuti. La Repubblica ha raccolto quella del soprano greco Dimitra Theodossiou, attesa in Italia per una tournée con tappe in Emilia e in Toscana.
Theodossiou, portata all'ospedale di Lecce, per un principio di ipotermia, e poi dimessa questa mattina, ha parlato di una situazione infernale, non solo per l’attesa dei soccorsi che metteva a dura prova la speranza di andarsene dal traghetto, ma anche per le scene “spaventose” a cui hanno dato vita alcuni dei passeggeri nel tentativo di salvarsi . “Ho visto delle scene spaventose. C'erano degli uomini, iracheni, turchi, pachistani che erano sulla nave e che erano stati messi in basso per permettere ai soccorsi di dare la precedenza ai bambini, agli anziani e alle donne, ma loro si sono arrampicati e picchiavano, strattonavano, ti tiravano via, si facevano largo per mettersi in salvo. Anche io sono stata picchiata, ma ho reagito per arrivare all'elicottero, mi è venuta dentro una grande rabbia, ho pensato: ora o mai più. E' stato bruttissimo, non lo dimenticherò mai..."
In quei concitati momenti la donna racconta di aver visto di tutto, “dalla solidarietà alla rabbia”. “Davanti alla paura si reagisce in modi molto diversi. Ho visto uomini che picchiavano le donne e trascinavano via quelle che stavano davanti a loro pur di mettersi in salvo, ma ho visto anche scene di solidarietà. Ho visto prendere per mano gente che era sola e dire, "dài siamo insieme, ce la faremo". Dopo siamo saliti sul ponte in alto del traghetto perché il pavimento di sotto esplodeva per il calore del fuoco. Faceva molto freddo, un freddo terribile, per ore e ore fino a perdere la cognizione del tempo,. Da navi vicine di buttavano acqua con gli idranti ed eravamo completamente bagnati, dovevamo tenerci ai supporti con le mani altrimenti scivolavamo via. Io non sentivo più i piedi".
Incolume ma “sfinita come tanti altri”, il soprano ha atteso l’arrivo dei soccorsi. “C’era una persona che mi schiaffeggiava per impedire che mi addormentassi: mi diceva, "non devi dormire, se dormi poi muori". Così mi ha tenuto sveglia fino a che non ho sentito arrivare l'elicottero italiano e sono salita sulla scala con la corda, ma il 28 dicembre sarà un giorno che non dimenticherò mai più nella vita, dopo una vicenda di questo genere cambiano i valori, le cose che pensi".