CRONACA
Airolo, ancora in pericolo la vita del 16enne. All’origine dell’incidente, forse un accumulo di neve non visto
Nonostante la buona visibilità, i due giovani potrebbero non esser riusciti a valutare i rischi di quella zona, non accorgendosi di un accumulo di neve che nascondeva una roccia, finendo col fare un salto di alcuni metri

AIROLO – Continua a lottare fra la vita e la morte il 16enne che ieri è rimasto gravemente ferito in un incidente fuori pista in zona Ravina ad Airolo, mentre sciava con l’amico 18enne che se l’è fortunatamente cavata solo con una sospetta frattura a una spalla e delle leggere contusioni.

Inizialmente, per l’incidente occorso attorno alle 13 del pomeriggio di venerdì, si era parlato di una slavina. L’ipotesi è stata poi smentita dalla Polizia, che ha comunicato che sarà l’inchiesta aperta a chiarire le dinamiche di quanto avvenuto. Secondo quanto appreso dal Corriere del Ticino però, con tutta probabilità i due ragazzi “non si sono accorti di un accumulo di neve (che copriva una roccia) e hanno fatto un salto di alcuni metri. In quella zona vi sono infatti dei piccoli ammassi di coltre nevosa formatisi negli anni a causa soprattutto di slavine di dimensioni ridotte. Nonostante la visibilità a quell’ora fosse buona, gli sciatori non sono riusciti a valutare con attenzione i rischi insiti su quella discesa”.

Fondamentale nella ricostruzione di quanto accaduto saranno però anche le dichiarazioni del 18enne e, quando sarà possibile, del 16enne, ticinese domiciliato in Riviera. Ma, riporta ancora il CdT, che costruisce anche la dinamica dei primi soccorsi, la gravità di quanto accaduto ieri a 1700 metri di altitudine è stata subito chiara agli altri sciatori presenti, che hanno immediatamente allertato i pattugliatori della stazione di Airolo-Pesciüm.

Intervenuti in pochi minuti, quest’ultimi hanno poi a loro volta chiamato in soccorso la Rega. Il 16enne, che ha riportato le conseguenze più gravi, è stato così elitrasportato al Civico di Lugano, mentre l’amico 18enne si trova al San Giovanni di Bellinzona.

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