Said e Cherif Kouachi, due fratelli franco-algerini, uno dei quali già condannato come appartenente a un gruppo che inviava combattenti in Iraq: questa l’identità dei due autori della strage nella sede del settimanale satirico, ancora a piede libero

PARIGI – Said e Cherif Kouachi, sarebbero questi i nomi dei due fratelli franco-algerini autori dell’attentato alla sede di Charlie Hedbo. Con loro anche un giovane “senza fissa dimora”: il 18enne Hamid Murad, che sarebbe stato alla guida delle auto usate per l’attentato e la fuga. Giovane che nella notte è stato arrestato, come riportano diversi media francesi, dopo essersi consegnato spontaneamente alle autorità.
Questo il quadro generale, ma la caccia agli uomini è serrata e sui media si susseguono dettagli e smentite. Per quanto riguarda Hamid, fonti degli inquirenti citate da vari media francesi, lo indicano come il “meno implicato” nell’assalto e si è consegnato spontaneamente dopo aver visto il suo nome circolare in rete. Il fermo è avvenuto nella notte e secondo il sito de “Le Monde” nessuna accusa sarebbe stata ancora spiccata nei riguardi del 18enne i cui compagni affermano si trovasse regolarmente a scuola all’ora dell’assalto al Charlie Hebdo. Per Bfm Tv, Hamid sarebbe cognato di uno dei due ricercati.
Attorno a quest’ultimi il cerchio si è stretto fin dalla serata di ieri. Sarebbero stati identificati grazie ai rilevamenti condotti dalla scientifica sulla Citroen C3 nera utilizzata per assaltare la redazione e poi abbandonata alla porte de Patin durante la fuga. Nell’auto gli inquirenti avrebbero trovato la carta di identità di uno dei due.
Said e Cherif, 32 e 34 anni, secondo Le Point, sarebbero rientrati quest’estate in Francia dalla Siria. Fonti di polizia citate dallo stesso giornale, hanno poi aggiunto che i due fratelli hanno il profilo “di piccoli delinquenti che si sono radicalizzati”. Uno dei due, il più giovane, Cherif, era inoltre già noto alle forze dell’ordine come appartenente di un gruppo che inviava jihadisti in Iraq. Arrestato nel 2008, era stato condannato a 3 anni di carcere, di cui 18 mesi con la condizionale. Altri membri del gruppo implicati nell’inchiesta avevano inoltre ammesso di aver “fomentato progetti di attentato”, senza concretizzarli.
Sempre stando alle fonti di Le Point, i due fratelli, una volta che Cherif aveva scontato la propria pena, "avevano fatto di tutto per farsi dimenticare", e si erano "messi a riposo" a Reims. Dove ben presto si sono concentrate le ricerche e dove nella notte ha avuto luogo una imponente operazione di polizia, con l’appoggio anche delle teste di cuoio, che però non ha portato a nessuna cattura. I due risultano ancora a piede libero.
Ancora spari
Sembra non esserci alcun legame con l'attentato nei locali del Charlie Hebdo per la sparatoria avvenuta questa mattina a sud di Parigi, fra la porte de Chatillon e Montrouge. Secondo le prime notizie, un uomo, 52enne di origine africana, armato di mitra e giubbotto antiproiettile si sarebbe messo a sparare colpendo anche due agenti, tra cui una donna, deceduta qualche ora dopo. Il collega si trova invece in rianimazione. L'uomo, già noto alla polizia, è stato arrestato.