CRONACA
“Il logo del Comune svizzero per non far lavorare gli italiani” e la Claro 'razzista e anti-italica' impazza sui media della Penisola
L’iniziativa per la promozione di personale residente ha attirato l’attenzione guadagnandosi niente meno che la presenza, sul luogo, di un inviato del Corriere della sera. Ma il sindaco ribatte: "Nessuna xenofobia. Scelta presa in ottica di trasparenza"

CLARO/MILANO – Non è la prima volta che un’iniziativa pensata per sensibilizzare sulla tutela del mercato interno venga tacciata di chiusura, se non di xenofobia: così fu già, si ricorderà, in occasione del lancio dello spot, promosso dalle associazioni economiche ticinesi (AIC, SSIC UAE e Camera di Commercio) che invitava “a innaffiare il proprio giardino” e non quello del vicino.

Ma questa volta Claro, con la sua iniziativa per la promozione dell’impiego di personale residente, ha fatto un balzo avanti: il comune non ha infatti solo attirato l’attenzione dei media italiani (e basta una breve ricerca in internet per vedere come nei titoli l’escalation di travisamenti del messaggio voluto lanciare da Claro sia ampia: da logo ‘shock’ a sintomo di ‘un nuovo razzismo’). Ma si è anche guadagnato niente meno che la presenza, sul luogo, di un inviato del Corriere della sera.

“«Qui il personale è residente». Il logo del Comune svizzero per non far lavorare gli italiani”, il titolo dato a un articolo che, per i toni, non è certo all’acqua di rose nei confronti di un’iniziativa che, come chiarisce lo stesso sindaco Roberto Keller, intervistato dall’inviato, ha in realtà il solo scopo di perseguire la trasparenza e incentivare, dichiarandone apertamente la percentuale presente in azienda (dal 20 al 100 per cento), l’assunzione di personale residente.

Residente, si badi bene, non svizzero, come fa notare lo stesso Keller rispondendo all’obbiezione del giornalista sul fatto che “un segnale del genere presta il fianco all’accusa di xenofobia”.

“Lo so, l’iniziativa inevitabilmente apparirà antipatica specie se vista da parte italiana. Ma noi l’abbiamo adottata in un’ottica di trasparenza. Il razzismo non c’entra niente – ribatte il sindaco di Claro –. L’appello è ad assumere residenti, che non significa necessariamente svizzeri ma anche stranieri che vivono stabilmente in Ticino. È una questione innanzitutto di equilibrio: da quando il numero dei frontalieri è esploso sono nate storture nel mercato del lavoro”.

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