ZURIGO - "Non avevamo altra scelta". Il presidente della BNS è tornato a parlare in termini perentori della decisione di abolire il tasso minimo di cambio franco-euro. Una decisione che ha scombussolato l'economia svizzera e la vita quotidiana di molte persone. Non solo, ha spiegato Thomas Jordan, non c'era un'altra scelta ma anche un rinvio sarebbe costato molto caro alla Svizzera e alla sua banca centrale. "I giorni precedenti il 15 gennaio, la BNS ha dovuto massicciamente intervenire sui mercati". E andando avanti di questo passo sarebbero serviti 100 miliardi di franchi la mese. Troppi, anche per uno dei Paesi più ricchi del mondo.