Il critico d'arte spara a zero sull'ennesima patacca leonardesca. Secondo gli inquirenti italiani il dipinto sequestrato ieri (GUARDA IL VIDEO) stava per essere venduto per 120 milioni

LUGANO – “Quel quadro è una crosta. Vale al massimo 2'000 euro al mercato di Porta Portese. Altro che 120 milioni! Altro che Leonardo!”.
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi non ha dubbi: “Sono stato il primo a dire chiaramente che quel ritratto di Isabella d’Este non è di Leonardo da Vinci – dice a liberatv con la sua verve spumeggiante -. Era l’ottobre del 2013. Vidi sul settimanale Sette un’intervista a Carlo Pedretti, che è un amico ma in quanto studioso di Leonardo non ha il sufficiente distacco di giudizio, è in preda a quella che definisco ‘euforia leonardesca’, che parlava appunto del ritrovamento in un caveau di una banca svizzera e risposi scrivendo un articolo su Il Giornale, nel quale definii Pedretti un gatto nero cieco in una notte senza luna”.
E il dipinto? “Un ritratto goffo e bambagioso, senza volume, senza chiaroscuro. Una patacca!”, taglia corto il celebre critico d’arte.
L’inchiesta scattò nel 2013
La Procura della Repubblica di Pesaro sostiene invece che il quadro, ricomparso dopo cinquecento anni e dopo aver seguito chissà quali vie, è autentico, e di valore inestimabile. E che stava per essere venduto per 120 milioni di euro. Ma per prima cosa bisogna dire che la notizia del ritrovamento del dipinto attribuito a Leonardo risale, appunto, a un anno e mezzo fa e non certo a ieri. Ma dopo l’uscita della notizia il quadro sparì dal luogo in cui era originariamente custodito e il primo tentativo di sequestro a Lugano andò a vuoto.
Il sequestro di ieri è avvenuto su rogatoria e, come hanno fatto sapere gli inquirenti italiani, “nell’ambito di una complessa attività investigativa delegata alla Guardia di Finanza di Pesaro e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Ancona”.
Un’inchiesta che vede indagate una settantina di persone per associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di opere d’arte e a truffe a compagnie di assicurazione. Tra gli indagati, anche un avvocato di Pesaro. Nell’agosto del 2013, in seguito a una segnalazione, venne trovato nel suo ufficio un mandato per vendere il dipinto e un prezzo non inferiore ai 95 milioni di euro.
Dopo il primo tentativo di sequestro andato a vuoto, nello scorso mese di agosto, nell'ambito di indagini su reati fiscali e truffe a danno di compagnie d'assicurazione, emersero nuove notizie sul dipinto. Fu accertato che il quadro era ancora a Lugano. Scattò così una nuova rogatoria che ha portato al sequestro di ieri: il quadro (guarda il video) si trovava in una cassetta di sicurezza.
Ne seguì una nuova richiesta urgente di assistenza giudiziaria che nel pomeriggio di ieri, 9 febbraio, ha portato al sequestro del quadro e del contenuto di una cassetta di sicurezza.
Le perizie effettuate con la fluorescenza lo ritengono pienamente compatibile, quanto a datazione, con la pittura dei primi decenni del XVI Secolo, e secondo Pedretti, il ritratto è attribuibile a Leonardo.
L’articolo di Sgarbi su Il Giornale dell’ottobre 2013 (ecco i passaggi più significativi)
“Le bufale più clamorose riguardano Leonardo. Arrivarono da me, qualche anno fa, due sprovveduti proprietari di un buffo ‘Autoritratto di Leonardo’ di evidente fattura tardo-ottocentesca, vacuamente illustrativo, con l'effetto di sembrare una caricatura dell'attore che impersonò Leonardo nello sceneggiato televisivo di Renato Castellani: Philippe Leroy. Una cosa da ridere, e io ci risi infatti con i poco spiritosi promotori del dipinto da loro reperito ad Acerenza in Basilicata”.
“Ma Leonardo farlocco era arrivato anche in sedi prestigiose. L'anno scorso, una copia, indegna di Porta Portese, riportata in Italia con tutti gli onori e con l'impegno dei Carabinieri e dei funzionari delle Belle arti, fu esposta come un ‘capolavoro’ al Quirinale, con la benedizione del presidente di così larghe intese, e altrettanto larghe spese (e promesse di sensazionali prestiti, per reciprocità, alla fantomatica fondazione giapponese proprietaria della crosta)”.
“Ed eccoci all'ultima scoperta, resa nota nelle cronache del Corriere, e rinforzata con un convintissimo e doviziosissimo articolo esclusivo su Sette che annuncia: ‘Ritrovato dopo 500 anni il meraviglioso ritratto che Leonardo da Vinci fece a Isabella d'Este’. Peccato che non ci sia il quadro, o meglio, ci sia la solita patacca, triste, sconfortante, inadeguata, senza neppure la parvenza dell'autografo, a danno di Leonardo”.
“Il Corriere questa volta ingannato da un'esposizione in prima persona, con tanto di lettera e perizia di Pedretti, non ritenendo, anche per l'esperienza dell'autorevole studioso, di doversi consultare con altri, magari più sensibili ai valori pittorici e meno a misteri ed enigmi da risolvere. Pedretti è un formidabile studioso di carte, documenti, teorie, ma rispetto ai dipinti è un gatto nero cieco in una notte senza luna. Dottor Jekyll e Mister Hyde. Vede ciò che non c'è, ciò che pensa debba essere di Leonardo. Insieme alla condizione permanente di mistero che circonda l'artista, c'è anche la confusione delle fonti, che nasconde spesso interessi e illusioni mercantili. Pedretti insegue la scienza, i collezionisti il tesoro. Due percorsi diversi uniti dal tema del giallo, della scoperta”.
“Nel caso del Leonardo in esame è instabile anche la proprietà ed è incerta e indefinita l'ubicazione. Non si capisce se per difendere la riservatezza, per timore di furti, per paura delle tasse, o per volontà di confondere le acque. Il dipinto infatti non è stato recuperato nei depositi di un museo e meglio studiato dopo un restauro, ma in una misteriosa e anonima ‘collezione privata di una famiglia italiana che vive tra il centro Italia e la svizzera tedesca (nel cantone di Argovia)’, per non dire che la provenienza è Porta Portese, e la sede di esportazione abusiva è in un luogo che sfugge alla vincolante normativa italiana, benché si tratti di una crosta di nessun valore, naturalmente ritenuta preziosissima dai proprietari. In sintesi si tratta di una modesta e tarda copia del Ritratto di Isabella d'Este conservato al Louvre, mirabile disegno eseguito a carboncino e a pastello giallo, delle stesse identiche dimensioni. Certamente un omaggio a Leonardo. A insospettire, oltre la coincidenza perfetta delle misure, devono essere, al confronto con l'originale, la debolezza del disegno, la totale assenza del volume dei capelli, il traballante travestimento in Santa Caterina. Una modesta testimonianza di devozione a Leonardo di cui Leonardo avrebbe sorriso”.
emmebi