Gli effetti della decisione della BNS pesano anche su realtà come quella di Stefan Früh, affittuario di case vacanza nelle Centovalli con la sua Cento rustici. Come reagire? “Con la qualità, e in Ticino abbiamo ancora molto da fare in questo senso”

INTRAGNA – Quello per il turismo è stato uno dei primi gridi di allarmi lanciati all’indomani della decisione della BNS. Anche in Ticino, dove il timore è che, in una concorrenzialità già messa alla prova dal confronto dei prezzi, il franco forte costituisca un duro colpo per un importante settore dell’economia cantonale.
Preoccupazione che si dimostra fondata guardando ai primi dati che parlano già di un calo delle prenotazioni rispetto agli scorsi anni. Una tendenza che sta registrando anche Stefan Früh, di Cento rustici. “In questi primi mesi, abbiamo perso oltre il 50% di riservazioni sull’arco dell’intera stagione rispetto all’anno scorso”, racconta a Liberatv.
Interessante allora scoprire dove si è verificata questa ‘emorragia’. Una domanda che Früh si era già posto quattro anni fa quando, in occasione del primo scossone dato dal valore del franco, vide sfumare il 40% delle prenotazioni stagionali. Cento rustici si occupa di affittare case vacanze a Intragna e nelle Centovalli, organizzando anche visite guidate alla scoperta della storia e dei luoghi della regione, i suoi clienti, spiega, arrivano per la maggior parte dalla Svizzera interna. “Forse per l’albergheria il discorso è differente, ma nel mio settore, quello delle case vacanze, solo il 15% circa sono stranieri, per lo più di lingua tedesca”.
E allora il conto è presto fatto: nel 2011 come oggi, il calo di arrivi è dovuto soprattutto al turismo interno. “Delle prenotazioni perse, i tre quarti erano dovute all’assenza di vacanzieri svizzeri. Si tende spesso a pensare che il problema riguardi il turismo dalla zona euro, ma invece è lo svizzero che approfitta del cambio favorevole per fare le vacanze altrove”.
Le tempistiche della decisione della BNS, nel caso di Früh, sono state poi a dir poco sardoniche: “Di fronte al primo calo ci siamo rimboccati le maniche. Gli sforzi fatti, proprio ora, stavano dando i loro frutti: eravamo riusciti a recuperare lo stesso livello di prima ed ecco che arriva la decisione della Banca Nazionale…” e, facile concludere la frase, la ‘mazzata’ è servita. “Molti clienti che avevano riservato in quei giorni ci chiamavano per chiedere una riduzione dei prezzi, alcuni di quanti stavano per decidersi hanno lasciato perdere e un caso ha anche disdetto”, racconta ancora.
Quella perdita del 50% delle prenotazioni è una prima previsione, come proseguirà il resto della stagione è difficile dirlo: la speranza, di Früh come di molti altri operatori turistici, è che, vista la situazione, “i clienti abbiano semplicemente deciso di posticipare la decisione attendendo di vedere come evolverà il corso del franco. Molto dipende da questo, è un fattore importante che non possiamo influenzare”.
Nei primi momenti seguiti alla decisione della BNS, molti uffici di cambio erano letteralmente rimasti senza un centesimo. “Tanti ticinesi hanno subito comperato gli euro. Con a disposizione questa liquidità è normale che per le vacanze andranno via. E così è anche per lo svizzero tedesco”.
Nonostante la situazione al momento non sia delle più rosee, Früh non si perde d’animo. “Se il cambio peggiorerà ancora, le cose andranno peggio anche per noi. Ma qui siamo nel campo delle speculazioni. Intanto quello che come operatori turistici possiamo fare, e si sta facendo, è reagire sul campo della promozione pubblicitaria e della qualità. Nell’anima, nonostante annate come quella appena passata sembrino smentirlo, il mito della Sonnenstube esiste sempre”. Bisogna allora andare oltre Gottardo e risvegliarlo, “convincere lo svizzero tedesco a tornare a trascorrere le sue vacanze nella nostra regione”.
Reagire è insomma la parola d’ordine. Früh racconta di essersi subito mosso con piccole iniziative personali come l’invio di newsletter, che, nel suo piccolo, sta già dando risultati, o l’aver preso contatto con una agenzia pubblicitaria con cui sta studiando quali siano i canali più efficaci per agire. Ma molto stanno portando avanti anche le associazioni turistiche: “Devo dire che Ticino Turismo si è fatto molto vivo nelle ultime settimane e l’ente regionale si sta dando da fare. Proprio nelle scorse settimane ho preso parte a un workshop organizzato tra gli albergatori e i ristoratori del Locarnese. Sono momenti molto importanti perché danno l’occasione di confrontarsi con una pluralità di punti di vista, scambiandosi le idee su cosa fare per mantenere i contatti e farsi conoscere da nuovi clienti”.
Parte della ricetta è certamente la presenza oltre Gottardo, sia tramite Ticino Turismo (“A febbraio eravamo alle fiere delle vacanze di Basilea, Berna e Zurigo”), sia con iniziative più o meno personali. Punto su cui si può ancora lavorare. Früh cita un esempio su tutti: Al Glattzentrum, uno dei più grandi centri commerciali di Zurigo, c’è uno spazio dedicato alle proposte per trascorrere le vacanze in Svizzera. Il Ticino è presente, ma con sole tre destinazioni. “Chi consulta quei flyer, se non conosce già la regione, può anche avere l’impressione che nel nostro cantone di rilevante ci siano solo la Swissminiatur e due alberghi”.
Una magra figura, poco allettante… “I centri commerciali della Svizzera interna fanno spesso piccole esposizioni per le vacanze, e allora perché non fare una cosa coordinata, anche con Ticino Turismo, per andare a queste fiere? Al posto di partecipare a queste occasioni come singoli (Swissminiatur, produttori di prodotti tipici) perché non unire le energie e presentarsi insieme, vendendo quindi l’intera regione e non solo una sua peculiarità? I Grigioni, ad esempio, in questo senso sono molto più attivi”.
‘Acciuffato’ il turista, bisogna però garantirgli un soggiorno di qualità. Altro punto chiave su cui il Ticino potrebbe lavorare ancora. “I prezzi ormai sono quel che sono, anche stringendo al massimo, abbiamo un certo tipo di costi e dobbiamo riuscire a coprirli. Non potremo mai quindi risultare competitivi con altre mete sotto questo aspetto”. Mete da cui si potrebbe imparare molto: “Basta un giro nelle Dolomiti, nel Sud Tirolo per vedere cosa hanno fatto, e se lavori in questo campo noti subito il paragone”.
Mentre qui ci si è un po’ adagiati sugli allori, altre località sono cresciute e si sono rinnovate. “Molte delle nostre infrastrutture sono rimaste quasi invariate dagli anni ’70, ’80. Vale sia per gli alberghi sia per le case vacanza, a cui tanti proprietari non hanno più messo mano, e se pensiamo che oggi, con prezzi simili, in altri luoghi si può trascorre la vacanza quasi in una villa…” Non si tratta di una regola universale, molti hanno fatto grandi sforzi e investito per rinnovarsi, “ma il turista vede la situazione in generale e in media, considerando il rapporto prezzo/prestazione, non muovendoci, siamo andati indietro”. Non bisogna però pensare a grandi progetti, “già con piccoli interventi si può fare molto”.
Moquette che risalgono agli anni ’80, muri non imbiancati di recente, vecchi arredi, prese infrarosse nei bagni di cui senti il clic nella stanza vicina… Imperfezioni che, quando hai speso, saltano all’occhio. “Sono tanti piccoli dettagli su cui si può intervenire facilmente, tutto sommato, ma che possono fare la differenza. Basta ascoltare il cliente per capire cosa fare. Noi ad esempio proponiamo un questionario chiedendo cosa è piaciuto o meno per individuare i margini di miglioramento e già questo può fare tanto”.
In momenti come quello che stiamo vivendo, solo la qualità permette di restare competitivi. “La differenza di prezzo gioca un ruolo determinante nella scelta delle vacanze. Il turista che decide di spendere qualcosina in più, deve sapere che la contropartita sarà in termini di qualità. Soprattutto se vogliamo vederlo tornare”.