CRONACA
Addio Berlusconi, il Milan diventa asiatico. I tifosi rossoneri Ermani, Bobbià, Gendotti, Bazzi e Abate: "Cessione inevitabile"
Dopo 28 anni e un impressionante numero di trofei sta per concludersi la presidenza di Berlusconi. Forse già stasera con il vertice tra il Cavaliere e uno dei possibili acquirentil. Le riflessioni (non solo calcistiche) di alcuni milanisti ticinesi

LUGANO/MILANO - Inevitabile. È l'aggettivo più ricorrente con cui i tifosi del Milan vivono e descrivono queste giornate. Giornate che porteranno, ormai con ogni probabilità, a una svolta storica nella storia ultra centenaria del club rossonero: la fine dopo 28 anni della presidenza di Silvio Berlusconi, la più vincente di sempre, e l'arrivo di un nuovo proprietario dall'Asia. Forse dalla Thailandia, forse dalla Cina. 

Proprio stasera è previsto un vertice ad Arcore tra il Cavaliere e quello che molti indicano come il suo successore: il broker thailandese Bee Taechaubol. Le ultime indiscrezione dicono che Mister Bee – questo il nomignolo con cui viene chiamato il magnate asiatico – offrirà a Berlusconi 500 milioni di Euro per rilevare il 51% della società. Così,tanto per cominciare la scalata. Se l'affare dovesse andare in porto, da quel che trapela, Berlusconi e parte della dirigenza attuale dovrebbe comunque restare per un certo periodo per garantire la transizione verso la nuova era. Forse fino al 2018, quando il Milan lascerà San Siro per accasarsi nel nuovo stadio voluto da Barbara Berlusconi che sarà realizzato al Portello. Ma se la società rossonera passera dalle mani di mister B. a quelle di mister Bee (o di un altro proprietario, resta forte la concorrenza della cordata cinese di mister Lee), le cose inevitabilmente cambieranno. E da subito. 

Noi abbiamo chiesto ad alcuni tifosi rossoneri eccellenti come vivono questa svolta. 

Ermani: "La differenza la faranno i risultati"

"In questo momento l'unica cosa che posso fare è esprimere l'auspicio che si torni a una situazione sportiva e finanziaria migliore di quella attuale", sospira il giudice Mauro Ermani. "Dopodiché – aggiunge - non sono in grado di dire se è un bene o un male in assoluto. Credo che siamo all'interno di un cambiamento epocale che non riguarda solo il Milan. Gli esempi si sprecano anche in Italia: Moratti ha venduto agli indonesiani, la Roma è in mano agli americani…Sono sicuro che per il tifoso milanista, come del resto per tutti gli altri tifosi, la differenza la faranno i risultati. Se arriveranno ci si abituerà in fretta e senza problemi a una proprietà straniera, altrimenti ci sarà qualche problema. Io come simpatizzante milanista "nasco" prima di Berlusconi. E ricordo che quando arrivò il Cavaliere avevamo tutti la grandissima speranza che la squadra potesse ritornare ai vertici come poi è effettivamente accaduto, meglio e più di prima. Se guardiamo il Milan oggi ci accorgiamo che è dal 2007 che non vinciamo niente. Quindi…".

Il tifo rossonero in questo momento sembra diviso tra chi spera nell'avvento di una nuova proprietà in grado di rilanciare la squadra e chi invece, pur nelle difficoltà, vorrebbe che rimanesse Berlusconi perché, nel bene o nel male, si sa chi è e quel che ha fatto. Il giudice Ermani a quale "partito" si iscrive? "Guardi – risponde - tutto è relativo. Ma quello che ci sta proponendo in questo momento il Milan è una squadra con un tasso tecnico che non è mai stato così scadente. I risultati, sia sportivi che finanziari, sono i peggiori dell'era Berlusconi. Se almeno le finanze andassero bene, ci fosse un progetto legato ai giovani, si potrebbe anche pensare di continuare con l'attuale proprietà. Invece vivacchiamo male a suon di parametri zero. La mia impressione è che andando avanti così il declino sportivo è inevitabile e probabilmente tra non molto dovremo depositare i bilanci. È evidente che Berlusconi non ce la fa più o non vuole più spendere. Quindi come tifoso tentare una nuova strada mi sembra la soluzione migliore".

Una nuova strada che potrebbe portare anche a una rinfrescata dei quadri dirigenziali. A cominciare dal contestatissimo AD della parte sportiva Adriano Galliani. "Come in tutto, le cose iniziano e finiscono. Già solo per una questione anagrafica un po' di aria nuova ci starebbe bene, senza con questo nulla togliere a Galliani che ha fatto anche grandissimi affari nel corso della sua carriera. Ma se cambiamento deve esserci che ci sia a 360 gradi", conclude Ermani. 

Bobbià: "A me questi nuovi padroni esotici non piacciono…"

Tra il romantico e il realistico il giudizio di un altro grande tifoso rossonero come Edo Bobbià. "Fondamentalmente mi dispiace perché per questi nuovi padroni delle squadre esotici, che a me non piacciono, il calcio è solo un affare e nulla più. Ma credo che Berlusconi, dopo che lo ha fatto Moratti, sia costretto a fare questo passo. E quindi, pure nel dispiacere di perdere un grande presidente, dobbiamo adeguarci al fatto che per fare classifica bisogna avere i soldi. In questi ultimi anni noi tifosi milanisti abbiamo sofferto molto…".

"I grandi presidenti -  aggiunge il presidente di Metanord - hanno fatto il loro tempo…Se Berlusconi vende il Milan è o per fare cassa o perché non vuole più investire, inutile girarci intorno. Quando si diventa vecchi, e mi creda se glielo dico, certi entusiasti vengono meno…e Berlusconi semplicemente non ha più voglia. Una squadra è come una famiglia o come un partito: per farla funzionare ha bisogno di un leader. Magari anche discutibile, come il presidente della Samp, ma una leader. Il Milan non ha più nessuno…basta vedere Inzaghi, che un capo non lo sarà mai. Senza entusiasmo non si fa niente". 

Gendotti: "Posso tornare ad essere un milanista"

Gabriele Gendotti, invece, è un milanista in stand by. Finché resta Berlusconi, aveva dichiarato più di una volta negli scorsi anni, mi sospendo da tifoso. Sciopero finito? "Beh – risponde l'ex Consigliere di Stato – se le cose andranno veramente come sembra mi dovrò rimettere in gara, annullando l'autosospensione. Sono sempre stato un milanista ma finché c'era Berlusconi non potevo più difendermi nei dibattiti nei bar, soprattutto con gli interisti e con gli juventini".

Poi Gendotti si fa serio nel ragionamento: "Quello che sta succedendo al Milan con il passaggio di proprietà non è inevitabile e neanche bello ma è un trand che tocca tantissime altre realtà aziendali, sia dentro che soprattutto fuori dallo sport. Ci sono addirittura delle multinazionali che stanno affrontando un percorso analogo. Gli asiatici hanno un potenziale finanziario maggiore degli europei in questo momento e se l'unica cosa che conta sono i soldi e il profitto, il trand di cui parlavo non può che accentuarsi. Parliamoci chiaro: oggi tutti quelli che sono in difficoltà vanno a cercare i finanziatori oltre Oceano o nei Paesi emergenti. Accade anche qui da noi, nel nostro piccolo Ticino: in tanti sono andati a bussare alla porta dei russi, ad esempio…".

"Nel calcio moderno – conclude Gendotti - la differenza la fanno i soldi. Il successo sportivo è strettamente legato ai soldi spesi per gli acquisti. Basta vedere i piazzamenti di Real, Bayern o Barcellona…".

Bazzi: "Un passo inevitabile ma anche un bene per il Milan"

Più positivo e fiducioso il giudizio di Marco Bazzi. "È un pezzo di storia che se ne va oltre oceano….ma non solo è un passo inevitabile ma anche un bene per il Milan. Berlusconi in questi anni ha smantellato una squadra vincente perché non ha più soldi da investire. Credo che lo spartiacque sia stato il lodo Mondadori. Da quando il Cavaliere ha dovuto risarcire De Benedetti con 500 milioni di euro è cominciato il declino del Milan. E purtroppo a livello calcistico più scendi in basso più peggiori".
  
Il direttore di Liberatv spera nell'avvento di una nuova proprietà anche per "rinfrescare la dirigenza. Una dirigenza vecchia a parte Barbara Berlusconi. È vero che Galliani grazie ai soldi di Berlusconi ha fatto la storia del club negli ultimi decenni, ma ora è tempo che se ne vada. Più in generale credo che sia inutile stare attaccati a Berlusconi quando ormai molte squadre sia in Italia che in Europa hanno una proprietà straniera. Noi tifosi speriamo che il Milan torni a vincere. Che poi i soldi siano di Berlusconi o di Mister Bee non cambia niente. Per me è più importante che ci siano tanti bravi giocatori italiani in squadra piuttosto che la proprietà. Poi, certo, anche io mi auguro che i nuovi proprietari abbiano alle spalle la necessaria forza finanziaria per rilanciare e sostenere un club come il Milan. Ma se un imprenditorë spende tanti soldi per comprarsi una squadra non credo che lo faccia per farla fallire, quindi sono molto fiducioso….".

Abate: "Inevitabile"

Infine, l'opinione di un altro tifosissimo rossonero: il senatore Fabio Abate. "Dove non ci sono più soldi, oppure non si vuole spendere, non si riesce ad essere competitivi. Quindi, effettuati i dovuti accertamenti sulla solidità dell'acquirente, la cessione è inevitabile. Mi sembra inoltre che dal profilo della "successione aziendale" soluzioni interne alla famiglia abbiano generato più preoccupazioni che certezze....".

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