Sotto la pioggerella fine, tra le nuvole basse, la bruma e gli alberi grondanti, ci sono passati in 1750. È la Mangialonga, firmata Vineria dei Mir. Incredibile cosa riescono a fare questi “ragazzi”.

MENDRISIO - Dieci soste lungo una decina di chilometri. Tra Castel San Pietro, Obino e Corteglia. Alla scoperta della costa del Mendrisiotto magari un po’ meno reputata - quella alle pendici del Genersoso e non del San Giorgio - ma altrettanto affascinante e ricca di vigneti e di piccoli angoli di storia.
Dieci soste tra cantine e vecchie masserie, fino alla surreale discesa nella tenuta del Colle degli ulivi, tra Coldrerio e Castello, che Bernardino Caverzasio ha aperto per l’occasione: sorge in un avvallamento e si raggiunge scendendo una sorta di girone dantesco tra i ceppi di Merlot, le cui uve sono vinificate dai Vinattieri di Ligornetto. Sull’antico ballatoio di legno della casa colonica c’è un gruppo che suona canti popolari. È il Primo Maggio, e non può mancare “O bella ciao”.
Ad ogni sosta un produttore propone i suoi vini, accompagnati da stuzzichini – dal prosciutto al salame, dal paté ai formaggini, dal pesce affumicato ai ravioloni al pesto di aglio orsino, dallo spezzatino con polenta cucinato dalla Vineria dei Mir al gelato alla farina bona, una specialità commercializzata da Migros sotto il cappello Nostrani del Ticino -. Ma non mancano, dopo una discreta arrampicata nel bosco, gli spiedoni di frutta fresca con birra ticinese sul sagrato erboso della chiesa di Sant’Antonino, sulla collina che domina Obino.
Si cammina, si mangia, si beve, si chiacchiera, ci si incontra e rincontra. Senza fretta: slow food. Puoi metterci tre ore come otto. Dipende solo da te. Dal tuo ritmo. È un’esperienza tutta da gustare e quando guardi l’orologio ti dici: ma son già passate sei ore da che siamo partiti!
L’ultima, di vino, di grappa o di birra, la bevi al ritorno, che è lo stesso punto della partenza: il Mercato coperto di Mendrisio.
È il Primo Maggio. E sotto la pioggerella fine, tra le nuvole basse, la bruma e gli alberi grondanti, ci sono passati in 1750. È la Mangialonga, firmata Vineria dei Mir. Incredibile cosa riescono a fare questi “ragazzi”.
Marco Bazzi