CRONACA
Dollfus: un giro da 800 milioni accertato, ma per la Procura è solo l’inizio
Secondo quanto costruito dagli inquirenti sono ben 421 le persone fisiche e giuridiche collegate col barone svizzero

LUGANO/MILANO – Si parla di un volume di movimenti accertati di circa 800 milioni di euro, ma per la Procura di Milano questa sarebbe solo la punta dell’iceberg delle operazioni finanziarie dall’organizzazione alla cui testa gli inquirenti hanno individuato il barone Filippo Dollfus. Come ricostruisce oggi anche il CdT.

Se si rapporta quanto finora emerso “alla completa entità dei conti trattati dall’organizzazione ed al periodo molto ampio di operatività, circa 40 anni probabilmente si raggiungerebbero somme stratosferiche nell’ordine di molti miliardi di euro”, hanno commentato gli inquirenti. La documentazione raccolta durante le indagini ha permesso di identificare ben 421 persone fisiche e giuridiche ‘clienti’ del fiduciario luganese finito ieri mattina in manette a Milano.

Per gli inquirenti Filippo Dollfus, 66enne titolare di una fitta rete di società, sarebbe “l’uomo ombra dell’alta finanza internazionale”. L’accusa è quella di reggere le fila di  una organizzazione criminale dedita all’occultamento di grandi somme di denaro, che si sospetta in molti casi esser frutto di attività illecite come appropriazione indebita, evasione fiscale, corruzione o riciclaggio. Attività che, appunto, secondo il sostituto procuratore milanese Roberto Pellicano, Dollfus avrebbe condotto per un quarantennio e dal suo quartier generale di Lugano.

Mezzo della intricata rete, come spesso accade nei reati finanziari, quello delle scatole cinesi. Affiancato da un commercialista milanese, finito in manette nel 2013, che aveva il compito di individuare i clienti, Dollfus avrebbe trasferito denaro all’estero grazie alle società costituite in Olanda, Lussemburgo e Svizzera. Il deposito ‘invisibile’ del denaro era assicurato poi versandolo su conti intestati ad altre società anonime in paradisi fiscali. Risultato: anonimato per il cliente e garanzia di non tracciabilità dei loro averi. Secondo la Guardia di Finanza, attore principale del sistema era la società anonima luganese gestita da Dolffus.

La vicenda Dollfus avrà presto una propaggine anche elvetica. Le banche che ospitano conti riconducibili al barone, come consuetudine, presenteranno a breve le loro segnalazioni all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro. Queste saranno poi dirottate alla Procura, ma è ancora da stabilire se la competenza sarà federale o cantonale, certo è che gli inquirenti coinvolti invieranno anche in svizzera una indagine per riciclaggio contro ignoti.

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