Manuel Rossello scrive al quotidiano: "Ho sentito il bisogno di compiere quel gesto simbolico per sottolineare la vicinanza con la nostra capitale culturale"

LUGANO – “Sono un professore di scuola media di Lugano. Domenica sono venuto a Milano per partecipare alle pulizie delle vie devastate dai black bloc…”. Manuel Rossello ha voluto testimoniare con queste parole la sua vicinanza e la sua solidarietà ai milanesi colpiti venerdì scorso dallo sfregio dei teppisti No Expo. La sua lettera è stata pubblicata a inizio settimana dal quotidiano La Repubblica, con il titolo: “Anche noi ticinesi per ripulire Milano”. E la lettera di Rossello ha colpito nel cuore molti milanesi indignati di fronte alla loro città messa a ferro e fuoco da orde di barbari. “Chapeau a questo svizzero”, “Avete un cuore d’oro”, “Ecco gli svizzeri che amo”… sono alcuni messaggi girati sui sociali dopo la pubblicazione della lettera.
“Non lo scrivo per desiderio di protagonismo né per polemica ideologica – si legge nella lettera del docente luganese -, ma perché ho sentito il bisogno di compiere un gesto concreto per sottolineare simbolicamente la vicinanza di noi ticinesi con Milano, la nostra capitale culturale”.
“Mi sono rimboccato le maniche per scrostare i muri. Anche così si fa cultura. E sono certo di non essere stato l’unico straniero”.
Raggiunto al telefono da liberatv, Manuel Rossello non vuole aggiungere nulla. È una persona schiva, che non cerca i riflettori della cronaca: “Quel che volevo dire l’ho scritto in quella lettera. Usate liberamente la mia testimonianza”.
emmebi