CRONACA
La direttrice della scuola Glossa di Ascona replica: "Da noi nessuno sfruttamento. Siamo come una famiglia. E quei 15 franchi all'ora..."
Dragana Kojic Maltecca: “La persona interessata sapeva che quei 15 franchi valevano solo per il periodo di prova di un mese. Il suo salario, se assunta, sarebbe poi aumentato”. Interviene anche il vicedirettore

ASCONA – Sulle condizioni contrattuali all’istituto Glossa, per la sua direttrice, Dragana Kojic Maltecca, contatta da Liberatv, ci sono alcuni distinguo importanti da fare, primo su tutti quello che fotografa una realtà ben diversa, tiene a sottolineare, rispetto a quella che può emergere dai documenti e che è stata al centro di un'interrogazione del deputato Massimiliano Robbiani (leggi qui).

“Nel nostro istituto c’è un vero e proprio ambiente famigliare: abbiamo docenti che sono con noi da vent’anni, da quando la scuola ha aperto i battenti. E anche la nostra attuale segretaria è con noi da quattro anni. Le decisioni non vengono impartite dall’alto, ma è l’intero team che si riunisce e, in maniera collegiale, valuta il da farsi sui più disparati aspetti che regolano la vita del nostro istituto. E così è stato anche per la dichiarazione sugli indennizzi di malattia”.
Cominciamo quindi ad affrontare questo primo punto. Il caso è emerso per le condizioni che riguardano il segretariato (vedi suggeriti), ma l’accordo, parallelo al contratto, con cui si dichiara di rinunciare al risarcimento per la perdita di guadagno dei primi 27 giorni, riguarda tutto il personale di Glossa. 

Maltecca dichiara che essendo una scuola privata, a ore e su richiesta, non avrebbero l’obbligo di stipulare un’assicurazione per la perdita di guadagno (“Siamo quindi uno dei pochi istituti privati ad averla”). I mezzi dell’istituto non permettono inoltre di destinare ingenti risorse in questo ambito (“Costerebbe troppo per noi stipulare una copertura assicurativa fin dal terzo giorno”, spiega). “Un paio di anni fa abbiamo trovato una assicurazione che sapeva venir in contro alle nostre possibilità. Abbiamo discusso quale formula fosse più adatta a noi con tutto il team di Glossa – visto che queste polizze vengono divise a metà fra datore e dipendente – e insieme abbiamo deciso di adottare quella dei trenta giorni”. Da qui, la firma di quella dichiarazione di rinuncia alle indennità per malattie al di sotto di tale soglia. Comunque non imposta dalla Direzione, ma proposta da tutto il Team e di loro spontanea volontà.

Secondo il codice delle obbligazioni però, citiamo a Maltecca, “il datore di lavoro è tenuto a continuare a corrispondere il salario (100 %) al collaboratore che sia impedito al lavoro senza sua colpa, per un determinato periodo di tempo (ndr. stabilito, se non convenuto altrimenti, dalla scala bernese), se il rapporto di lavoro è durato o è stato stipulato per più di tre mesi”. 

“La nostra non è infatti una regola ferrea, ma un diritto di ogni dipendente – risponde la direttrice –. Capiamo che non tutti possano stare un mese senza stipendio. Proprio la nostra segretaria è stata malata per una settimana ed è stata regolarmente pagata anche se non poteva recuperare le ore per tempo”. Ma allora perché fare firmare questo foglio? “È una proposta nata dallo stesso team per certificare la decisione presa”.

Veniamo allora al salario per il segretariato: una paga oraria lorda di 15 franchi. Quanto denunciato nell’articolo corrisponde al vero. Ma, spiega la direttrice, “la persona interessata sapeva che quei 15 franchi valevano solo per il periodo di prova di un mese. Il suo salario, se assunta, sarebbe poi aumentato”. Eppure, facciamo notare, nel contratto non c’è traccia del prospettato scalino. “C’è stato un accordo verbale: abbiamo assicurato che dopo il periodo di prova lo stipendio sarebbe stato di 20 franchi”.

Maltecca, molto amareggiata per la vicenda, che imputa a una ex dipendente delusa dal rinnovo del periodo di prova (“È stata un’esperienza disastrosa e negativa e sicuramente d’ora in poi da contratto i mesi di prova saranno tre”) aggiunge di non capire comunque perché ci si scagli contro questi 15 franchi: “Non credo ci sia da biasimarci, siamo nel libero mercato e al lavoratore resta di diritto di scegliere se accettare o meno. Noi non abbiamo puntato la pistola alla testa a nessuno”.

Ma, chiediamo, non reputa che sia una paga bassa (quando i contratti normali di lavoro per gli impiegati di commercio prevedono una retribuzione minima di circa 18 franchi senza vacanze, tredicesima e festività)? Per di più pagata da una realtà che collabora con il Cantone fornendo corsi per chi è iscritto agli uffici di collocamento o è in AI? Insomma, se l’Ente pubblico lo sostiene (pur trasversalmente) ci si aspetta quantomeno che vengano rispettate le minime condizioni salariali.

“Se il Cantone ci ha scelti è per la nostra competenza e la qualità degli insegnamenti. Noi facciamo quanto è nelle nostre capacità finanziarie e per il segretariato, dove, tengo a precisare, noi non richiediamo nessun diploma, non possiamo offrire di più soprattutto nella fase di prova. Alla segretaria non è richiesta in effetti alcuna competenza professionale, dal momento che è sostenuta durante tutto il periodo di lavoro da parte di tutto il Team ed è piuttosto l’esecutrice, e non l’organizzatrice, del proprio lavoro. Ci rendiamo conto che le paghe possono essere basse e per questo offriamo tutta una serie di servizi aggiuntivi come lezioni gratuite per il personale o i loro figli e una settimana di vacanza all’anno – parliamo di 1'500 franchi – offerta al dipendente e a tutta la famiglia”. 

Insomma, tiene a sottolineare Maltecca, se le risorse della scuola non permettono di offrire salari più alti alla segretaria, si risponde con questi benefit. E inoltre, sottolinea, “garantiamo un ambiente di lavoro molto flessibile: con la possibilità di portare magari i figli al lavoro se necessario, di adeguare il proprio orario di lavoro, e così via”. Possibilità, di nuovo, non da contratto (che definisce gli orari di lavoro). “Ma diamo sempre la possibilità di discuterne e mettersi d’accordo”.

IB

Yulai Danieli, vicedirettore della Scuola Glossa, ci ha inviato la seguente presa di posizione, che pubblichiamo.

Leggere queste righe mi ha colpito particolarmente, soprattutto per l'uso di termini inadeguati come "sfruttamento". Nel caso della Scuola Glossa ciò non è reale: i membri del Team (me compreso) sono pagati adeguatamente al lavoro che svolgono. Allo stesso modo, l'efficienza e l'impegno mostrati nei confronti della scuola vengono premiati regolarmente con aumenti di salario e bonus extra.
Ho iniziato a lavorare da stagista con una paga di stagista, sono poi diventato insegnante e infine ho ricevuto l'incarico di vicedirettore della Scuola dopo pochi anni di servizio, proprio perché il mio impegno e il mio modo di lavorare sono stati riconosciuti e premiati dalla Direzione, come sempre accade.
Non mi stupirebbe se la "cittadina ticinese" in questione avesse deliberatamente omesso certe condizioni lavorative di cui era al corrente e che aveva accettato con piacere. Mi riferisco innanzitutto alla paga: i 15 franchi tanto demonizzati sono la paga iniziale della segretaria. Semplicemente svolgendo il proprio lavoro in maniera regolare e corretta e mostrando interesse e fiducia nella Scuola, il salario sarebbe naturalmente aumentato, così come è successo e succede agli altri membri del Team, me compreso.
Non sono nemmeno stati citati tutti i bonus extra che spettano ad ogni membro del Team, come ad esempio un soggiorno gratuito all'estero di una settimana durante l'estate (ogni anno). Bonus che nessun contratto né datore di lavoro è obbligato a prevedere, ma che la Scuola Glossa ha semplicemente ritenuto generoso offrire ai propri dipendenti.
Trovo infine decisamente scorretto che la "cittadina ticinese" abbia parlato della sua scontentezza personale, come prima cosa, ad un suo amico deputato, con tutta probabilità conosciuto in un contesto privato che non ha assolutamente a che fare con la Glossa.

In ogni caso ci terrei a precisare che il regolare contratto di lavoro firmato dai membri del Team della Scuola Glossa è proprio questo: un regolare contratto di lavoro. Ciò significa che qualunque persona lo firmi accetta ogni riga e clausola dello stesso, dimostrando la propria intenzione a lavorare alle condizioni dichiarate nero su bianco. Del resto, credo che questo succeda in qualunque azienda del Ticino, della Svizzera e di altri luoghi. Con diverse condizioni, con diversi salari, con diverse modalità, ma in TUTTI i casi, alla fine, è il futuro lavoratore a decidere se firmare o no quel contratto.

Posso confermare personalmente che i membri del Team ricevono uno stipendio adeguato alle proprie competenze, capacità e attitudine al lavoro. Chi dimostra di non avere le competenze necessarie per svolgere il proprio lavoro, come nel caso della signora, viene sostenuto amichevolmente dal Team completo. Non solo, ma per completezza di informazione: la paga oraria della maggior parte dei miei colleghi è più alta della cifra generalizzata nell'articolo.

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