La vicenda della Glossa risolleva la problematica delle condizioni contrattuali negli istituti privati, su cui il sindacato aveva tentato di agire nel 2012. Cortesi, responsabile scuola: “Da allora niente è cambiato: salari bassi e precariato continuano”

LUGANO – La vicenda esplosa attorno al salario proposto per le segretarie della Glossa risolleva la problematica delle condizioni contrattuali nelle scuole private. Una problematica su cui il VPOD aveva tentato di fare chiarezza nel 2012, invitando i vari istituti del Cantone a fissare dei contratti collettivi validi per tutti e invocando anche un controllo da parte delle autorità competenti. Come sia andata, è facile intuirlo.
Alla luce di quanto emerso, commenta il segretario Raoul Ghisletta, “mi sembra opportuno rilanciare la questione chiedendo un esame approfondito delle condizioni da parte della commissione tripartita. Il tentativo di sedere attorno a un tavolo non ha raccolto nessun consenso: non c’è stata la volontà da parte di molte scuole di venire a discutere e chiarire cosa fanno”. Purtroppo queste situazioni emergono solo di fronte a una denuncia, come è stato il caso della Glossa, altrimenti “non se ne sa niente. Per questo – aggiunge – sarebbe opportuna una radiografia di questa realtà da parte della Tripartita”.
Si tratta infatti, spiega Ghisletta, di un settore fragile: molti dei docenti impiegati lavorano nel privato perché non hanno i titoli per insegnare nella scuola pubblica. “La loro forza contrattuale è debole e il datore se ne approfitta”.
Una situazione che trova conferma nelle parole di Linda Cortesi, responsabile VPOD per le scuole. Dal momento della prima denuncia a oggi, racconta, le segnalazioni sono continuate a dimostrazione che le cose non sono migliorate. “Un intervento da parte della Tripartita sarebbe necessario, e lo richiederemo. Perché è il momento di far finalmente luce su quali sono le condizioni salariali dei dipendenti in questo settore che esce un po’ da ogni controllo e in cui, da quanto abbiamo potuto vedere come sindacato, non ci sono stipendi ragionevoli”.
A riemergere pubblicamente la problematica è ora un caso legato al segretariato. Cortesi precisa però che al centro di quelli trattati dal sindacato vi sono però soli casi di docenti. “Occupandomi della scuola, ho a che fare soprattutto con gli insegnanti. Personalmente non ho ricevuto segnalazioni da parte di segretarie o altri dipendenti, ma è facile immaginare quale possa essere la loro situazione se già gli stessi docenti vivono il problema”.
Chiediamo quindi a Cortesi di illustrare meglio quale sia questa problematica. “Fotografare in maniera esatta la situazione è difficile: le stesse scuole, come in tutti i settori, non mostrano una grande volontà a collaborare e non sono obbligate a farlo. I nostri dati si basano quindi sulle segnalazioni e sulle informazioni, poche, che ci sono state fornite dalle stesse scuole quando negli scorsi anni le abbiamo contattate per sapere quale fosse la situazione, incontrarci e proporre un contratto collettivo”. Contratto collettivo che, comunicava allora il sindacato, “dovrà definire i salari mensili e orari, incluso il diritto alla tredicesima mensilità, per gli insegnanti, per il corpo intermedio e per il personale amministrativo. Inoltre dovrà pure garantire un’adeguata copertura assicurativa al personale in caso di malattia”.
All’epoca, spiega, erano una quindicina gli istituti contattati. Ma qui Cortesi tiene a fare un distinguo: la situazione è infatti complicata ed eterogenea e non bisogna confondersi con quegli istituti che rientrano sì nel novero delle scuole private ma che adottano le scale cantonali di remunerazione. “Poi c’è tutta una serie in cui ciò non avviene, soprattutto nelle scuole che offrono corsi di lingue, che sono le più precarie: qui il funzionamento è spesso su chiamata e a ore”.
Tenuto conto del distinguo, le scuole private esaminate, spiega, offrono stipendi tra i 30 e i 40 franchi all’ora lordi (la proposta del VPOD era di portare la base a 48 franchi per ora-lezione). “Sono cifre ‘onnicomprensive’, che comprendono già tredicesima, vacanze, ma anche la preparazione svolta a casa, le riunioni e ogni altri genere di attività legata alla mansione di docente”. Per fare un raffronto, anche se le cose variano molto, si può considerare una media nel pubblico fra i 50 e 60 franchi all’ora. “Bisogna considerare inoltre che nel privato non c’è una scala salariale: l’istituto fissa un tot all’ora e si può rimanere a quella cifra per tutta la vita. Se qualcuno fa 12 ore al mese a 30 franchi all’ora lordi è difficile che riesca ad arrivare alla fine del mese… C’è poi la questione del precariato: i docenti sono assunti su chiamata, se un mese le ore ci sono si riceve la paga, ma il mese dopo non si sa”. Dal 2012 a oggi, aggiunge, “tutte le persone che ho visto rientrano in questo frangente: non è quindi cambiato nulla”. Tenuto conto che le segnalazioni possono giungere da più dipendenti dello stesso istituto, “sono 3 o 4 le scuole in cui siamo sicuri vigano questo genere di contratti”. Circa un terzo quindi.