CRONACA
Scuola Glossa, parla l'ex segretaria Cristina: "Difendere i propri diritti è vendicarsi? Allora questo mondo non lo capisco proprio più"
Dopo il polverone scatenatosi sulla scuola di lingue di Ascona per la paga oraria di 15 franchi lordi, parla la protagonista: "Infangata e denigrata"

ASCONA - Cristina non lavora più in quella scuola. La sua breve esperienza alla Glossa di Ascona, dove è arrivata dopo un lungo periodo di disoccupazione, è finita male. Ci sono state discussioni sul calcolo delle ore da pagare nel mese di aprile. Perché alla scuola di lingue diretta da Dragana Kojic Maltecca anche le segretarie vengono pagate a ore. La donna protagonista del caso sollevato da liberatv e finita poi al centro di un’interrogazione parlamentare di Massimiliano Robbiani finora non ha reagito ai pesanti apprezzamenti divulgati dalla direzione tramite comunicati stampa e una mail indirizzata all’intero Gran Consiglio.

Sul caso - di cui si stat occupando il sindacalista dell’OCST Giorgio Fonio - è stato sollevato un gran polverone, ma invece di rispondere puntualmente e unicamente sui punti in discussione, chiarendoli, la direzione ha accusato l’ex segretaria di essere un’incapace.

I punti centrali sono due: il salario orario lordo di 15 franchi e la dichiarazione di rinuncia a rivendicare lo stipendio fino al 27esimo giorno in caso di malattia fatta firmare a ogni collaboratore della scuola. I collaboratori assicurano di aver fatto e firmato quella rinuncia spontaneamente, e i docenti hanno sottolineato nelle loro prese di posizione in favore della direzione che la loro paga è ben superiore ai 15 franchi all’ora. Nessuno del resto lo ha mai messo in dubbio. Come nessuno ha messo in dubbio la qualità dell’insegnamento.

Nel settore non si sono contratti collettivi e nemmeno contratti normali, ma è chiaro che da una scuola privata ci si aspetterebbe che le segretarie vengano pagate almeno 18 franchi all’ora. La direttrice è infatti corsa ai ripari scrivendo ripetutamente che la paga oraria futura per l’ex segretaria sarebbe stata di 20 franchi all’ora. C’era un accordo verbale, ha detto. Ma sul contratto figurano 15 franchi. Sia come sia, ognuno può trarre le sue conclusioni su questo caso, che è uno dei tanti casi problematici che toccano il mercato del lavoro in Ticino.

emmebi

Oggi l’ex segretaria ha deciso di uscire allo scoperto, scrivendo alcune riflessioni sul caso di cui è stata pubblicamente protagonista, e inviandole a liberatv. Eccole.


“Da giorni le testate giornalistiche pullulano di articoli sulla Scuola Glossa. Un costante botta e risposta dove, non solo sembra si parlino lingue diverse, ma addirittura ci sono argomentazioni differenti.

È davvero sconcertante leggere, non tanto gli articoli dei giornalisti, quanto le risposte della Scuola... Dove, si eludono le domande fatte, ma si è ben pronti ad usare ogni mezzo per infangare, denigrare, alludere...

Io mi domando, un dipendente che viene "informato" (cercherò di non urtare la sensibilità della Dir. Prof. Kojic con l'uso improprio della lingua italiana) che non verrà pagato per le ore effettuate, ha diritto di farsi tutelare dai sindacati o no? Difendere i propri interessi e i propri diritti è vendicarsi ed essere privi di coscienza?
Va bene, allora questo mondo non lo capisco più! 

Se è emerso un inorridimento generale per uno stipendio da segretaria di 15 franchi lordi l'ora e qualche politico si è indignato e si è mosso a tutela dei lavoratori dipendenti, è forse colpa della mia presunta e del tutto discutibile incapacità lavorativa? No di certo! E anche se mi limito a voler ottenere ciò che mi spetta, non ritengo sbagliato che questo tipo di situazioni "vengano a galla"... Vivere nell'ignoranza non aiuta nessuno. 

Detto questo, mi sa che non sono tagliata per vivere nell'isola felice della scuola Glossa. Ho avuto la fortuna di conoscere diversi datori di lavoro, statali e non. Mai mi sono rivolta ai sindacati, ho sempre lavorato con cognizione di causa e sono stata apprezzata nella mia semplicità. Ed ogni fine di rapporto lavorativo è stato umanamente un triste distacco. 
Non qui, non questa volta perché le persone come me, che non hanno paura di difendersi, sono considerate le pecore nere della famiglia…”.

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