CRONACA
Morbio, dopo 7 anni l'inquinamento rischia la prescrizione. Il Municipio invita la gente a indignarsi e scatta l'interrogazione: "Nessun colplevole?"
"Il Comune ha dovuto spendere cifre milionarie in consulenze e acquisto di acqua. Oltre al danno - quello di aver perso probabilmente irrimediabilmente la sua unica fonte di captazione - anche le beffe"

MORBIO INFERIORE - Il 21 luglio il caso andrà in prescrizione dal profilo penale. Dopo 7 anni e 5 procuratori pubblici che si sono occupati del dossier non ci sarà alcuna sentenza. Tutto scivolerà via come acqua. L’inquinamento del “pozzo Polenta”, a Morbio Inferiore, non avrà colpevoli, nonstante il grave caso di inquinamento abbia come unici indagati i titolari della ditta Centonze.
Dalla stazione di rifornimento che l’azienda possiede al Centro Breggia di Balerna sarebbero infatti usciti tra i 3 mila ai 7mila litri di benzina che hanno inquinato la falda. Ora il comune spende 300'000 franchi all’anno per acquistare acqua potabile da Chiasso, ma non ha ancora ricevuto un franco di risarcimento. Il sindaco, Claudia Canova, invita la popolazione a manifestare pubblicamente la propria indignazione sabato 20 giugno alle14, al Mulino del Ghitello. 
Ricorsi, perizie, controperizie e il passaggio di mano da un magistrato all’altro hanno allungato i tempi e tra poche settimane il caso rischia l’archiviazione.

Oggi sul caso arriva un’interrogazione parlamentare interpartitica del socialista Ivo Durisch, firmata anche da Maurizio Agustoni, Lisa Bosia Mirra, Samuele Cavadini, Giorgio Fonio e
Matteo Quadranti.

“Nel 2008 si è riscontrato un grave inquinamento da idrocarburi al Pozzo Polenta nel comune di Morbio Inferiore, ed e stata ipotizzata l’infrazione della Legge federale sulla protezione delle acque – si legge nell’atto parlamentare -. Il comune di Morbio Inferiore in questi anni ha dovuto spendere cifre milionarie in consulenze tecniche e acquisto di acqua. Insomma oltre al danno: quello di aver perso probabilmente irrimediabilmente la sua unica fonte di captazione, anche le beffe: tutti i costi derivanti.
Il proprietario del fondo, così come previsto dalla legge, dovrà risanare il sito inquinato a sue spese. Egli potrà in seguito cercare di fare rivalsa, tramite una causa civile, su chi gli ha provocato il danno.
Vista l’importanza vitale dell’acqua e il valore per la regione di ogni fonte di captazione, nonostante i progetti di captazione a lago, è necessario che si facciano tutti gli sforzi possibili per giungere a una decisione chiarificatrice sulle responsabilità dell’accaduto e questo indipendentemente dall’ammontare delle sanzioni”.
I depurati chiedono quindi al Governo:
1.     Il Consiglio di Stato è al corrente della situazione e come la valuta?
2.     È intenzionato a intervenire – se sì, come – nell’ottica del risanamento del sito inquinato?
3.     Il Consiglio di Stato ritiene verosimile il ripristino della fonte di captazione? Se sì, con che tempistica?
4.     Quali saranno i costi ipotizzabili e chi li pagherà in assenza di una chiara responsabilità dei fatti?
5.     Nel caso la fonte non dovesse più venir ripristinata a scopi potabili, con che procedura se ne deciderà lo stralcio?
6.     In questi anni sono state inoltrate domande di costruzione che non hanno potuto essere accettate perché al momento esistono delle zone di protezione delle acque, zone che dopo l’eventuale chiusura del pozzo, non esisteranno più?”.

 

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