BELLINZONA – Dal 23 al 26 luglio torneranno in scena a Bellinzona i Beatles Days (BBD), una manifestazione che nei suoi quindici anni di vita ha saputo crescere trasformandosi radicalmente, come racconta Mauro Rossi, direttore artistico della rassegna.“Era partita sostanzialmente come una festa, una serata tra il goliardico e il nostalgico tesa a celebrare il Beatles e gli anni ’60 – ricorda Rossi –. Poi, piano piano, ha preso piede e da festa si è trasformata in festival. Il che significa una manifestazione ben articolata, con delle sue specifiche: dedicata prevalentemente al rock classico e con artisti sempre più importanti, fino ad arrivare all’edizione di quest’anno che ci mette su un piano di assoluto livello per quanto riguarda le proposte”.Ospiti di punta di questa edizione da giubileo saranno infatti nomi come Procol Harum e UB40. “Due gruppi che sintetizzano la nostra filosofia”, commenta Rossi. “Ovvero far conoscere, magari anche ai più giovani, quelli che sono i grandi classici della musica, personaggi che hanno scritto pagine importanti della storia ma che mantengono uno stretto legame con l’attualità”. Le canzoni dei Procul Harum, aggiunge, pur risalendo agli anni ’60, ’70 sono ancora conosciutissime e degli autentici classici. “Canzoni da 50, 60 milioni di dischi venduti”. E non da meno sono gli UB40 che, ricorda Rossi, sono stati nell’ambito della musica reggae la grossa realtà commerciale in assoluto. “Per paradosso, hanno venduto più di Bob Marley, colui che se non ha inventato il reggae, lo ha saputo trasformare da fenomeno regionale a genere mondiale. Gli UB40, coniugando quella che è la ritmica del reggae con la tradizione pop, sono andati e oltre e, specie negli anni ’80, hanno veramente scalato le classifiche”.Il rock progressivo dei Procul Harum, le sonorità reggae degli UB40… non solo beat quindi ai BBD? “La nostra matrice beatlesiana rimane sempre”, risponde Rossi, ricordando l’appuntamento di sabato, giornata interamente dedicata ai Fab4 dal mattino, con le rivisitazioni della BeatLess Chamber Orchestra in chiave cameristica dei più grandi successi dei quattro di Liverpool, alla sera con le interpretazioni, ognuno secondo la propria sensibilità, di Andrea Mingardi, Paolo Meneguzzi, Vic Vegeat, Judith Emeline e Andrea Bignasca. Fino al clou con i The Cavem Beatles. Anche loro di Liverpool, questo gruppo – che torna in Ticino a dieci anni dalla loro ultima apparizione – replica in maniera perfetta i concerti dei loro illustri concittadini facendo roteare le lancette del tempo e riportando i presenti agli anni ’60.“È una scelta che abbiamo voluto mantenere negli anni – spiega Rossi –. Per ogni edizione andiamo alla ricerca in tutto il mondo per pescare i gruppi migliori, che sappiamo ricreare quella stessa atmosfera. È una operazione non solo nostalgica, ma anche didattica: i Beatles sono icone che in pochi hanno avuto l’opportunità di vedere dal vivo, un po’ per ragioni anagrafiche, un po’perché hanno smesso presto di fare concerti. È quindi un modo per confrontarsi direttamente con la realtà musicale di quel periodo”.Reinterpretazione e rievocazione sono quindi gli elementi portanti della serata beatlesiana. E poi ci sono gli altri grandi, quest’anno identificati nei Procul Harum e negli UB40, “due primizie assolute”, sottolinea Rossi. “Non sono mai venuti nella Svizzera italiana e quella ai BBD è l’unica opportunità dell’estate 2015 per vederli visto che suoneranno in esclusiva sia rossocrociata sia italiana. È l’occasione di vedere dal vivo gruppi che fanno ormai parte del patrimonio sonoro dell’umanità”.Se infatti i BBD sono partiti con gli anni Sessanta, l’aprirsi ai decenni successivi in una commistione di più generi, si potrebbe dire, rispecchia in parte anche quella che è stata l’attività degli stessi Fab4: noti forse soprattutto per le sonorità più classiche, in repertorio ci sono anche pezzi quali Helter Skelter - che anticipò gli sviluppi successivi del rock, come l’heavy metal o l’hard rock - o Norwegian Wood, dalle sonorità più ‘psichedeliche’ dettate dalla prima comparsa in assoluto del sitar nella musica occidentale.“Se guardiamo il loro repertorio – commenta Rossi –, in soli otto anni i Beatles sono stati protagonisti di una rivoluzione epocale dal beat ad architetture sono che ancora oggi appaiono all’avanguardia, soprattutto se pensiamo che quello che hanno fatto, lo hanno saputo fare con strutture che dal punto di vista tecnico erano veramente ridottissime rispetto ai mezzi di oggi. Dischi come Sgt. Pepper's, uno dei cinque migliori album di tutti i tempi, è stato registrato su un normale registratorino che oggi neanche un ragazzino alle prime armi utilizza più. Quanto sono riusciti a fare con questi mezzi resta anche a testimonianza di un genio compositivo e di una abilità dal punto di vista tecnico che ha addirittura dello stupefacente”. E per questo assistere a concerti che ne riportano in vita le sonorità è un’opportunità anche per i giovani artisti. “La musica pop sembra attraversare una fase di stanchezza. Le grandi star ci sono, ma gli artisti che propongano qualcosa di davvero creativo latitano. Solo studiando il passato, anche attraverso i suoi protagonisti, si può trovare lo spunto per il presente e il futuro. Per questo voler guardare al rock classico non è una operazione nostalgica fine a se stessa, ma sta in piedi anche dal punto di vista filologico e artistico: l’opportunità per i ragazzi di non confrontarsi solo con la musica liquida del presente, ma con realtà sonore molto più articolate e che ancora oggi possono dare linee guida importanti per chi si affaccia in questo mondo”.Anche per questo, nonostante si parli di rock classico, i BBD hanno sempre avuto un occhio di riguardo per le nuove proposte ‘nostrane’. “Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è. Ogni anno alle star abbiniamo un esponente della realtà musicista della nostra regione, dando loro la possibilità di confrontarsi con dei grandi della stessa area e con la platea. È un connubio significativo di come una manifestazione legata al passato come i BBD sia in realtà proiettata verso il futuro”.