CRONACA
Lumino’s, Girardi: “Ho consegnato 50mila franchi cash nelle mani di Bignasca per avere un trattamento di favore. Ho le prove”
Un “finanziamento” di cui l’ex gestore del postribolo ha messo al corrente anche l’Ufficio presidenziale del Parlamento e il Governo, chiedendo un’inchiesta parlamentare sul suo caso. Bignasca: “Se ha le prove che le presenti”

COMO – Luigi Girardi, l’ex gestore del Lumino’s torna a far parlare di sé. Lo fa tramite le colonne di Ticino on line, a cui racconta di aver consegnato direttamente nelle mani del coordinatore della Lega Attilio Bignasca 50 mila franchi in contanti per “ottenere un trattamento di favore per il Lumino’s, dei favori politici".

Un “finanziamento” di cui Girardi sostiene di avere le prove: quattro registrazioni effettuate dallo stesso ex direttore del postribolo in cui, a suo dire, sono contenuti l’incontro avuto e le telefonate che seguirono fra i due.

Tio allega all’articolo anche la corrispondenza intercorsa fra Girardi, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e il Consiglio di Stato nel mese di maggio. Una volta uscito dal carcere l’ex gestore del Lumino’s si è ritirato a Como e da lì ha voluto informare le autorità del ‘finanziamento’ chiedendo  un’inchiesta parlamentare sul caso Lumino’s (le minacce all’allora ministro Michele Barra), nonché sull’agire dei deputati e funzionari coinvolti.

Il carteggio si risolve con una risposta da parte del Consiglio di Stato che invita Girardi a voler presentare le prove di quanto sostiene “per stabilire l’eventuale seguito da dare alla segnalazione”. E allo stesso punto è il Ministero Pubblico che a Tio conferma di esser stato messo al corrente dell’accaduto e di attendere le prove. Girardi, è il 14 maggio, risponde quindi di attendere la reazione di Bignasca. “Vorrete assumere le dichiarazioni dell’onorevole Bignasca a riguardo – scrive – e vogliate mettermi a conoscenza della sua presa di posizione, cosicché, in caso di una sua smentita vi invierò senza indugio le prove in mio possesso”.

Da lì, più nulla. Fino a oggi quando Girardi ha deciso di raccontare il tutto a Tio spiegando di non aver mai parlato prima di questi 50mial franchi mai parlato prima durante gli interrogatori perché “avevo paura per la mia incolumità, ero stato interrogato ingiustamente e non volevo complicare la mia situazione. Il mio avvocato però ne era a conoscenza”.

La somma sarebbe stata consegnata da Girardi direttamente nelle mani di Bignasca (“Che conoscevo di persona”, spiega), in contanti, negli uffici della Lega in via Monte Boglia. “Mi presentai nel suo ufficio e glieli diedi, cash. Dissi che era un “pensiero per la Lega”". Bignasca, sempre secondo la testimonianza dell’ex direttore del motel, prese i soldi e disse a Girardi di stare tranquillo.

La somma, spiega, proveniva dalle casse dell’azienda ed era stata presa con il consenso della gestione. “Avevo quindi bisogno di una ricevuta”. Ricevuta di cui non vi è traccia. “Non mi è mai arrivata. Nonostante io l’abbia sollecitato sia durante quell’incontro, sia in seguito, al telefono. Mi diceva: “Sì sì, stai tranquillo” ma niente". Sarebbero proprio queste le conversazioni a cui Girardi fa riferimento quando sostiene di avere le prove del finanziamento fatto alla Lega.

Contattato da Tio, il coordinatore della Lega nega categoricamente di aver mai ricevuto la cifra: “Questa storia mi sembra tutta una boutade dovuta al caldo, oppure un tentativo di infangare la Lega: se questo signore ha delle prove, allora che le presenti”.

La questione potrebbe però non finire semplicemente così. Sempre secondo quanto appreso da tio, Girardi avrebbe citato Bignasca come testimone nel processo d’appello.

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