Una cordata di investitori ticinesi sarebbe interessata a subentrare agli attuali gerenti, solo a precise condizioni però. Domani il primo incontro con il Municipio. Ma in scena entra anche il Gruppo rappresentato dall’imprenditore

LUGANO – Il disastroso quadro che emerge attorno al ristorante Parco Ciani pone qualche dubbio sull’imminente appuntamento per il locale di proprietà della Città. Come segnalava anche Lorenzo Jelmini nella propria interrogazione, al ristorante dovrebbe tenersi un mega banchetto per gli ospiti confederati che occuperanno il Palacongressi tra il 9 e il 13 agosto, quando si terrà la Conferenza Biomedical Transporters. Un appuntamento per cui la gerenza ha già incassato un acconto di 16 mila franchi.
E la domanda sorge spontanea: ma come farà il ristorante a garantire la ristorazione nelle condizioni in cui si trova, con i fornitori che non danno più merce se non dietro pagamento in contanti? È chiaro che anche qui si gioca l’immagine di Lugano, se non si troverà una soluzione…
Soluzione che, per il futuro almeno, potrebbe trovarsi in una cordata di investitori ticinesi che sarebbero pronti a subentrare agli attuali gerenti. Giovedì dovrebbe avvenire un primo incontro con il Municipio per discutere la questione. È stato l’ex proprietario del ristorante, Davide Enderlin, a individuare i possibili investitori, ma lui non dovrebbe far parte della cordata.
I nuovi investitori avrebbero però posto precise condizioni, soprattutto per quanto riguarda affitto e luce. A causare l’emorragia di cui è vittima il ristorante Parco Ciani, infatti, avrebbero concorso anche gli alti costi fissi imposti dalla Città, vale a dire un forfettario di 120 mila franchi di elettricità alle AIL e 280 mila di affitto. Troppi, probabilmente, per un locale che fattura due milioni all’anno.
Fra le condizioni della cordata, sempre secondo fonti di Liberatv, vi sarebbe quindi la richiesta di un affitto massimo pari al 7% del fatturato - che sono le attuali condizioni medie della ristorazione -, la posa di un contatore separato per l’elettricità, in modo da controllare il reale consumo del locale, e un contributo da parte della Città di mezzo milione.
Da parte sua, la cordata rileverebbe l’attività liquidando gli attuali gerenti con poco meno di un milione, cosa che permetterebbe all’attuale gerenza del Parco Ciani di liquidare una buona parte dei debiti evitando il fallimento.
Intanto, con una lettera al Municipio, si è fatto vivo anche l’imprenditore Sergio Dell’Acqua.
"Il Gruppo che rappresento è disposto a depositare tutte le necessarie garanzie per 10 anni di affitto ed è pure disposto a riprendere parte del personale – ha scritto -. Questa operazione apporta anche importanti indotti, la clientela svizzera che apprezza la qualità proposta da questo Gruppo ed una nuova cultura culinaria, a Ginevra e Losanna bisogna prenotare per trovare posto. Porterebbe una ventata di aria fresca anche pensando alla prossima apertura del LAC".
Dell’Acqa chiede di considerare anche questa opportunità prima di assegnare l'attività del Ciani.
emmebi