CRONACA
“Caso Rotonda”: nessun sequestro di denaro, ma il blocco di un conto bancario. E non a favore di Tuto Rossi e il suo assistito
A svelare i retroscena della polemica nata negli ultimi giorni di Festival attorno al ritrovo più controverso della kermesse è la legale di Alain Poroli, vero beneficiario del conto di Locarno Viva bloccato a garanzia della sua ‘liquidazione’

LOCARNO – Si svelano i retroscena del ‘caso Rotonda’ e a chiarire come siano veramente andate le cose è Corinne Koller Baiardi, legale di Alain Poroli.

Come spiegato dall’avvocatessa oggi a LaRegione, un sequestro nei confronti del Consorzio Rotonda c’è stato, ma in forma, e con scopi, diversi da quelli dichiarati negli scorsi giorni da Tuto Rossi.

A esser stato bloccato è infatti un conto bancario di Locarno Viva e questo a garanzia del denaro dovuto ad Alain Poroli che dopo la separazione con locarno Viva nel 2009 aveva intentato causa a quest’ultima per vedersi corrisposto in denaro degli investimenti fatti sotto forma di finanze, tempo e lavoro durante i cinque anni di collaborazione. Richiesta che gli è stata parzialmente concessa, con una sentenza cresciuta in giudicato nel maggio scorso. Da parte di Locarno Viva non vi era alcuna intenzione di ricorrere e il pagamento (qualche decina di migliaia di franchi) sarebbe stato versato a settembre, con gli incassi ottenuti dall’edizione 2015 della Rotonda. A garanzia di ciò, è arrivato quindi il blocco del conto bancario di Locarno Viva che “garantisce il dovuto nei confronti di Poroli”, come spiega Corinne Koller Baiardi.

Nessun sequestro degli incassi giornalieri quindi. Una versione diversa da quella fornita da Tuto Rossi e in cui il suo assistito, pure lui ex membro di Locarno Viva, non ha nulla a che spartire.

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