CRONACA
La ricetta di Tito: "Tre proposte per salvare la RSI: lezioni d economia, i tre direttori dei giornali al Quotidiano, più attenzione all'uso "dell'esperto" al TG"
Scoppiettante intervento dell'avvocato Tettamanti nel dibattito sulla crisi della SSR in Ticino: "Saremo tutti uniti nel difendere e pretendere i 200 e oltre milioni, ma non quale versamento da Cassa del Mezzogiorno..."

COMANO - Da quel 14 giugno, da quando cioè gli svizzeri si sono espressi in votazione popolare sulla televisione pubblica, è partito un dibattito con un'onda lunga che fatica ad arrestarsi. Soprattutto in Ticino, dove la maggioranza critica si è fatta sentire forte nonostante i 200 milioni di franchi che vengono messi a disposizione della nostra RSI. Il Corriere del Ticino ospita oggi un intervento di Tito Tettamani sulla questione. Un articolo che, nello stile del personaggio, non risparmia stilettate polemiche, passaggi densi di sarcasmo e qualche proposta concreta, che certo farà discutere.

Tettamanti comincia il suo "pezzo" dipingendo le reazioni avute in casa RSI dopo la legnata nelle urne: "Da un lato - scrive Tettamanti sul CdT - lo stupore e la chiusura del presidente della CORSI. L’espressione di una «classe padrona» (i Pedrazzini, lo sono anche per lignaggio e storia di famiglia) sorpresa e stupita che il popolo ignorante sobillato da qualche mestatore non capisca sforzi e successi, in fondo siamo i primi e cosa volete di più? Tipo non parlate e non disturbate il conducente. Diverso l’atteggiamento del direttore generale Canetta, che sembra di una generazione più giovane. Magari un po’ veltroniano, però dice: se sbagliamo ci correggerete, parliamone"

"Saremo tutti uniti nel difendere e pretendere i 200 e oltre milioni, ma non quale versamento da Cassa del Mezzogiorno, bensì contributo alla terza Svizzera senza la quale non esiste la Confederazione elvetica. Ovvio che le pretese verso gli eroganti e la solidarietà confederale si basano su tre premesse: rigore, efficienza, condivisione", puntualizza l'avvocato che, per passare dalle parole ai fatti formula tre proposte concrete al termine del pezzo pubblicato sul Corriere.

La prima: "Con l’Istituto Bruno Leoni – think-tank liberale italiano – siamo riusciti ad ottenere la licenza dalla BBC delle lezioni del premio Nobel Milton Friedman dal titolo «Liberi di scegliere, liberi di imparare» che abbiamo sottotitolato in italiano. Con l’Istituto siamo lieti di mettere gratuitamente a disposizione della RSI queste lezioni di sicuro valore anche televisivo, visto che sono state trasmesse dalla BBC. Milton Friedman è scuola di Chicago, liberale, per alcuni addirittura neoliberale. Vogliamo parlare di Keynes? Giustissimo, basta chiamare il professor Baranzini che lo ha studiato per una vita. Questa è cultura con condivisione degli spazi, cultura che non può dipendere dall’auditel".

La seconda: "Per tre giorni alla settimana durante il «Quotidiano» si diano 10 minuti autogestiti a turno ai tre direttori dei quotidiani locali Caratti, Dillena, Mésoniat".

La terza: "Attenzione al ricorso all’esperto durante il «Telegiornale». In alcuni temi il parere della scienza è univoco, in altri è divergente (spesso in economia). In tal caso l’esperto non può che esprimere la sua opinione che però nell’ambito di un telegiornale diventa non informazione ma indottrinamento. Quindi, o se ne invitano due o meglio il giornalista incaricato si sforza di riassumere e spiegare i possibili diversi giudizi nella materia. L’informazione si limiti ai fatti, le discussioni, le divergenti tesi siano rinviate al dibattito".

E ora vedremo se Maurizio Canetta risponderà agli stimoli dell'avvocato Tettamanti.

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