CRONACA
Bodrum, il racconto del padre del piccolo Aylan: “Ho cercato di salvarli, ma non c’era più speranza. Uno dopo l’altro sono morti”
La famiglia era diretta in Canada, dove aveva già fatto richiesta di asilo respinta per mancanza dei requisiti necessari. Da qui la decisione di intraprendere il viaggio per mare. “Ora voglio solo sedermi accanto alle tombe di mia moglie e dei miei figli”

KOBANE – “Ora voglio solo sedermi accanto alle tombe di mia moglie e dei miei figli e trovare sollievo per il dolore che provo. Avevo dei bambini meravigliosi e ora tutto è perduto”. A parlare, in un’intervista ripresa da diversi media (vedi video) che sta facendo il giro della rete, è Abdullah Kurdi, padre di Aylan e Galip e marito di Rehan, l’unico sopravvissuto della famiglia. È stato trovato semi cosciente sulla spiaggia e portato in un ospedale vicino a Bodrum, e da questa mattina si trova a Kobane, dove è rientrato per seppellire i suoi cari.

“Le autorità canadesi mi hanno chiamato per chiedermi se volevo seppellire mia moglie e i bambini in Canada, ma non ho accettato. Voglio seppellirli a Kobane”. Ed è nella città siriana, ha spiegato, che vuole passare il resto della sua vita nonostante l’offerta di asilo arrivata dalle autorità canadesi in seguito alla tragedia.

Era proprio il Canada, racconta, la meta del loro viaggio. Lì, a Vancouver vive la sorella di Abdullah. La famiglia aveva fatto in passato richiesta di asilo, la sorella – ha raccontato al National Post – aveva trovato l’appoggio di amici e vicini di casa che l’avevano aiutata a raccogliere i depositi bancari necessari, come garanzia. Ma il governo canadese aveva respinto la richiesta per mancanza dei requisiti necessari. “Per questo hanno deciso di fare il viaggio in nave”, ha aggiunto Teema.

Prima di questo viaggio aveva già tentato diverse volte di raggiungere l'Europa attraverso i barconi dei trafficanti di esseri umani. Tentativi, ha spiegato, tutti falliti in seguito all’intervento della guardia costiera turca. "Stavolta ero riuscito, con l'aiuto di mia sorella e mio padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo viaggio", ha aggiunto Abdullah, che in Siria faceva il parrucchiere.

Il racconto di quella notte, mentre viene intervistato, sembra rispecchiarsi ancora in quegli occhi vitrei: l’incontro con un passatore turco, le onde troppo alte, la nave che si capovolge… “Ho cercato di afferrare mia moglie e i miei figli, ho cercato di salvarli, ma non c’era più speranza. Uno dopo l’altro sono morti”

"Era molto buio - ha continuato l'uomo - e tutti gridavano. Per questo mia moglie e i miei figli non hanno sentito la mia voce. Ho provato a raggiungere la riva seguendo le luci lungo la costa, ma una vota arrivato non ho trovato i miei familiari. Ho scoperto che erano morti in ospedale".

Intanto, ieri sono stati arrestati 4 presunti scafisti da parte delle autorità turche. I quattro, tutti siriani tra i 30 e i 41 anni, sono accusati di "aver causato la morte di più di una persona" e di "traffico di esseri umani”.

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