LUGANO - Cominciano a fioccare le reazioni politiche sul caso del cacciatore che a Russo, in Valle Onsernone, ha sparato a un camoscio a pochi passi dal parco della locale casa anziani. o L’animale era diventato una sorta di “mascotte” del Centro sociale: lo era per gli anziani, per il personale di cura, ma anche per i bambini delle scuole, perché dell’uomo aveva imparato a fidarsi. L'uccisione del camoscio ha ovviamente suscitato l'indignazione degli ospiti e del personale della casa anziani ma anche di alcuni cacciatori. Indignazione condivisa anche da Pierre Rusconi, presidente della protezione animali di Lugano: "L’assenza di buon senso - ha scritto il Consigliere Nazionale in una breve nota inviata alle redazione - si sta facendo strada anche in Ticino, dopo il leone simbolo dello Zimbabwe ucciso per puro diletto da un dentista americano, ora la caccia al cattivo gusto e lo sparo a tutto ciò che si muove è arrivato anche alle nostre latitudini. Una vergogna che non deve fare di tutta un’erba un fascio, ma che denota lo scarso rispetto per il rapporto uomo/natura/animali che si va diffondendo tra alcuni “cacciatori” e denota una certa ignoranza civile". "Un caso - termina Rusconi - che va stigmatizzato e mi auguro fermamente condannato dall’ambiente venatorio cantonale, anche per distinguere chi caccia con responsabilità e serietà da chi spara a tutto ciò che si muove!".