CRONACA
"Non c'è sostituzione tra frontalieri e residenti". IRE, nel 2011 un altro studio con le stesse conclusioni e le stesse polemiche. Storia di una vicenda (quasi) fotocopia
Intanto il presidente del Gran Consiglio Luca Pagani ricostruisce la vicenda: "Vi racconto come è andata"

BELLINZONA - È una vicenda (quasi) in fotocopia. Talmente in fotocopia che non sembra quasi vero. Stesso protagonista: l'IRE. Stesso trama: studio su frontalieri e mercato del lavoro in Ticino. Cifre un po' diverse (i frontalieri, ad esempio, sono aumentati…) ma che portano sostanzialmente alle stesse conclusioni. E alle stesse polemiche. Due studi, identico copione. A cambiare è solo l'anno.

All'indomani dell'aspra polemica scatenata dallo studio dell'Istituto di ricerca economico dell'Università della Svizzera italiana, emergono nuovi elementi (anzi, no, vecchi…) che probabilmente alimenteranno il dibattito tra chi ritiene del tutto lunari metodo e conclusioni dei ricercatori dell'IRE, e chi, a cominciare dai diretti interessati, difende a spada tratta il proprio operato e la conseguente tesi.

La ricostruzione di Luca Pagani

Ma prima di entrare nel merito tuffandoci nel recente passato, facciamo solo un passettino indietro. Torniamo a ieri. Ecco la ricostruzione del presidente del Gran Consiglio Luca Pagani sull'origine della polemica che ha addirittura portato il gruppo della Lega a presentare una mozione che chiede la chiusura dell'Istituto di ricerca. "Lunedì c'è stata una riunione tra una delegazione dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio (presenti oltre al sottoscritto, Farinelli, De Rosa, Maggi e Lurati), la Commissione tripartita e due funzionari della SECO, per discutere di questo studio". 

"L’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio – precisa Pagani - non ha dato alcun mandato all’IRE". E poi racconta: "Tutto nasce nel novembre 2013. La SECO aveva fatto il suo solito rapporto sul mercato del lavoro al Consiglio federale che non ci convinceva. C’era quindi secondo noi necessità di approfondire la situazione. La SECO decide di accogliere la nostra richiesta e dà mandato all’IRE per realizzare la ricerca".

"La ricerca – prosegue nella ricostruzione dei fatti il presidente del Gran Consiglio – ci è stata trasmessa a metà settembre. E lunedì abbiamo convocato la SECO per dire che a nostro giudizio il documento non andava bene perché non rispondeva ai quesiti che avevamo sollevato nel 2013. Lo studio infatti va completato con una serie di informazioni e di dati che mancano e che potrebbero cambiare le conclusioni.  In particolare abbiamo chiesto un approfondimento sulla pressione sui salari e una radiografia completa del mercato del lavoro, non basandosi solo sui numeri della disoccupazione ma anche sull’assistenza e sui permessi di breve durata (padroncini e indipendenti). E poi abbiamo chiesto di chiarire il concetto di sostituzione, che può esserci anche se un giovane non riesce a entrare nel mondo del lavoro perché il suo posto è già occupato da un frontaliere. Per noi era uno studio intermedio che andava completato prima di essere pubblicato. E sono molto sorpreso del fatto che sia uscito sulla stampa…".

Lo studio IRE del 2011

Bene, ora possiamo occuparci della fotocopia di cui parlavamo in apertura. Siamo nel 2011 quando viene pubblicato uno studio dell'IRE sulla disoccupazione e sul frontalierato in Ticino. A commissionarlo è la Commissione Tripartita. Citiamo tre conclusioni salienti a cui era giunta quella ricerca e che suoneranno particolarmente familiari a chi ha seguito la polemica di ieri.

"La prima considerazione che emerge dallo studio è che, visto il tenore dell’occupazione e la non concorrenzialità tra i profili dei disoccupati e quelli dei lavoratori frontalieri, non sembra esistere evidenza scientifica a supporto della tesi di sostituzione sistematica di manodopera locale con frontalieri". E uno.

"L’analisi della formazione dei lavoratori: il mercato richiede sempre più lavoratori in entrata con alti livelli di istruzione e in grado di assumere mansioni di responsabilità. Dallo studio emerge che il mercato, presumibilmente non trovando appieno tali figure all’interno del Ticino, si è rivolto e continua a rivolgersi all’estero". E due.

"Si può affermare che la crescita dei frontalieri degli ultimi anni appare, nonostante possa in parte essere stata senz’altro favorita dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP), un fenomeno strutturale in atto già dalla fine della crisi degli anni ’90, dovuto alla trasformazione strutturale dell’economia ticinese verso un’economia di servizi, pur mantenendo alcune specializzazioni anche nel settore secondario". E tre.

Le polemiche

E anche se rileggiamo le reazioni di una parte del mondo politico, quello anti UE, ci troviamo con lo stesso effetto fotocopia. Ecco tre stralci di un articolo di Lorenzo Quadri a commento della ricerca del 2011.

"L'Istituto ricerche economiche (IRE) se ne è uscito con uno studio tarocco, secondo il quale in Ticino quasi 50mila frontalieri, a fronte di 20mila persone in cerca d’impiego, non costituirebbero assolutamente un problema, ma quando mai. Da notare (e non è uno scherzo) che pare che lo studio sia stato allestito da un frontaliere…".

"Pochi giorni dopo la pubblicazione del mirabolante studio, ovviamente mirato reggere la coda agli ambienti politici “pro-aperture”, “pro-libera circolazione” e “pro-bilaterali” che foraggiano l’IRE….".

"A questo punto ogni commento diventa superfluo. Una domanda però s’impone: ma è giustificato continuare a foraggiare l’IRE, visti i risultati?".

Che è un po' come dire, come ha chiesto la Lega ieri, chiudiamo….

Uno studio su cui l'Italia gioca di sponda

Recentemente, come alcuni avranno letto, il Ministero dell'economia italiano ha pubblicato un documento dal titolo: "Lavoratori frontalieri italiani in Svizzera – Carburante di qualità nel motore dell’economia ticinese". Un documento che, come indica il Ministero, è stato predisposto come materiale di supporto al team incaricato di portare avanti il confronto con i rappresentanti del governo svizzero per la revisione dell’accordo sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri.

E all'interno del corposo dossier uno dei testi citati, a supporto della tesi, è proprio il rapporto dell'IRE del 2011…non è difficile immaginare che anche quello recentemente redatto sarà legittimamente utilizzato come gioco di sponda da parte italiana. E probabilmente anche dalla SECO. Questo almeno è il pensiero di coloro che si sono scagliati contro l'IRE.

Non è difficile immaginare quale possa essere la risposta dell'IRE e di chi la sostiene: le Università non devono fare studi a bacchetta della politica o del Cantone.

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