Paolo, di Bellinzona, ci racconta una brutta storia, quella dei copricapo rossocrociati fabbricati in Cina. E nel sito del padiglione elvetico abbondano gli errori

BELLINZONA – Paolo, che abita a Bellinzona, è andato all’Expo di Milano a inizio ottobre. Naturalmente ha anche visitato il padiglione svizzero. Molto bello, racconta nel breve scritto in cui ci segnala una clamorosa “gaffe” (chiamiamola così) che lo ha lasciato di stucco. Molto bello, dicevamo, il padiglione svizzero, anche se non c’erano più mele…
Già, le quattro torri che costituiscono il cuore della costruzione, riempite con generi alimentari (caffè, sale, anelli di mele) e acqua, in questi mesi sono andate via via svuotandosi. E del frutto di Guglielmo Tell non è rimasta traccia.
Niente mele, ha pensato Paolo, però ci sono dei bei gadget. L’occhio gli è caduto su un classico cappellino svizzero.
Quanto costa?, ha chiesto il nostro lettore. Quattordici euro, gli è stato risposto. Bene lo prendo, ha detto Paolo. Ma poi, guardando la targhetta del cappellino ha trovato la scritta “Made in China”…
Ha sgranato gli occhi e ha pensato: “Ma come? Al padiglione svizzero vendono cappellini patriottici fabbricati in Cina? A 14 euro, per giunta, quando a dir tanto saranno costati due euro l’uno all’acquisto? Cioè: in Svizzera non ci sono aziende che fabbricano cappellini?”.
Così Paolo ha restituito il copricapo alla signorina del “bancone gadget” dicendo gentilmente “No grazie, un cappellino svizzero made in China non lo compro”.
Fino a quando continueremo a farci del male?, si chiede il lettore, giustamente scandalizzato.
Abbiamo sfogliato il sito web del nostro bel padiglione alla ricerca di una foto del fatidico copricapo, ma non l’abbiamo trovata. Ci siamo però imbattuti, nella sezione “Miti e leggende” in alcuni grossolani errori grammaticali che non possiamo esimerci dal segnalare. Eccone alcuni…
“Si racconta che un giovane alpigiano della valle dell'Emmental fosse follemente innamorato, ricambiato, della bella figlia di un facoltoso agricoltore. Quando si decise a chiedere la mano della ragazza al padre, questi lo trattò con sufficienza, gli diede del buono a nulla e gli disse che (SIC!!!) non essere degno della sua figliola”.
“Una versione della leggenda racconta che San Gallo donò un tozzo di pane ad un orso affamato, che in segno (MANCA IL ‘DI’!!!) gratitudine lo aiutò a costruire una capanna”.
“Fecero ben attenzione a che ne rimanesse (MANCA ‘UN’!!!) pezzettino e la mattina successiva trovarono con sorpresa un formaggio intero”.
“La mattina successiva il cacciatore imbrattò (IMBRATTÒ? SE MAI ‘IMBRACCIÒ’!!!) il fucile e salì in montagna, sempre più in alto…”.
Ma insomma, che figura ci facciamo con questi svarioni proprio nella patria di Dante? Visto che nel sito del padiglione svizzero (con quel che è costata l’operazione Expo) non ci sono trattati biblici ma pochi contenuti testuali non si poteva incaricare qualcuno di verificarli?
Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume, diceva già nel Settecento lo scrittore Carlo Gozzi…
emmebi