CRONACA
Lugano-Grasshopper, l'arrestato non era un ultrà bianconero, ma un cameriere spagnolo. Condannato. Perugini: "La polizia deve occuparsi di sicurezza, non di imbecillità"
Il 26enne era in Ticino con un permesso che scadrà a giorni. Per lui pena pecuniaria. Il magistrato: "Contro la violenza fuori e negli stadi tolleranza zero"

LUGANO – Non era un hooligan del Lugano, perché a Lugano ci era arrivato da poco, con un permesso temporaneo, per fare il cameriere. Permesso che scadrà tra pochi giorni e che, anche alla luce di quel che è successo, non intende rinnovare.

Non era nemmeno un tifoso bianconero, dunque, il 26enne arrestato domenica (e poi rilasciato) durante i disordini e l’invasione di campo seguiti all’incontro Lugano- Grasshopper (leggi qui). Era un ragazzo spagnolo, che semmai potrebbe essere un ultrà del Valladolid.

Nei suoi confronti il procuratore generale aggiunto Antonio Perugini ha firmato per direttissima un decreto d’accusa, condannando il giovane a una pena pecuniaria. L’invito a lasciare la Svizzera non può più essere pronunciato da un’autorità penale da anni, ma in questo caso vien da sé: tra una settimana circa il 26enne tornerà nel suo paese e difficilmente otterrà altri permessi per lavorare in Svizzera.

“Quello della violenza a margine degli eventi sportivi è uno dei fenomeni di fronte ai quali bisogna intervenire con la fermezza necessaria – dice a liberatv Antonio Perugini -, per evitare che si perpetuino episodi deprecabili di questo genere. Episodi di violenza gratuita che nulla hanno a che vedere con lo sport”.

Noi, come autorità penale, aggiunge Perugini, “cerchiamo di fare di tutto per mettere un freno a questo fenomeno purtroppo generalizzato, che lo ribadisco, non verrà tollerato. La polizia si deve occupare della sicurezza e non dell’imbecillità di chi approfitta dello sport per dare sfogo a violenza insensata”.

emmebi

 

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