CRONACA
Aperture domenicali, Unia: “Ma la DISTI chi vuole prendere in giro? Misura nociva per il personale e per il più grande datore di lavoro del settore: il piccolo commercio”
Il sindacato prende posizione sulla bagarre in corso: “Rispondere alla concorrenza d’oltre frontiera aumentando quella interna tra grande distribuzione e piccolo commercio è un errore fondamentale”

LUGANO – Anche UNIA interviene ora nella polemica creatasi attorno all’apertura straordinaria di domenica 27 dicembre. Per il sindacato le aperture domenicali sono “nocive sia per il personale sia per i più grandi datori di lavoro del settore”, come ribadisce nel comunicato stampa che riportiamo integralmente in quanto segue.

La presa in giro della Disti sugli orari dei negozi

 “Grande affluenza di clientela in tutti i principali centri commerciali del Ticino. (…) Fatti e motivi concreti (che andranno) anche a beneficio della futura occupazione.” Con questi toni trionfalistici la DISTI ha annunciato il preteso successo delle vergognose aperture straordinarie di domenica 27. Il comunicato stampa in questione è stato d’altronde inviato ai media già alle 15 di domenica, ben prima della chiusura dei negozi, ben prima quindi di ogni possibile valutazione completa basata sui reali incassi effettuati. Che potranno d’altronde essere effettuati, eventualmente, soltanto a fine settimana perché se a questi incassi domenicali supplementari andranno a seguire giornate più difficili non si potrà che confermare quanto già diciamo da anni, vale a dire che queste aperture straordinarie diluiscono soltanto la massa degli acquisti su più giorni, senza quindi apportare nessun beneficio concreto ai “principali centri commerciali” citati nel comunicato della DISTI. Altro che “considerevole indotto economico” mantenuto nel cantone! Chi si vuole prendere in giro?

Ma quali sono stati allora questi “fatti e motivi concreti”? Alcuni sono effettivamente sotto gli occhi di tutti, a cominciare dal fatto che molte lavoratrici e molti lavoratori hanno accorciato le loro vacanze, perdendo la storica possibilità di godere di tre giorni (tre!) festivi consecutivi. E oltre al danno la beffa, con quei ringraziamenti espressi dal signor Lucibello presidente della DISTI, come se questi dipendenti avessero scelto di loro spontanea volontà di “prestarsi a lavorare con sacrificio e dedizione in un giorno festivo” …

Altro dato di fatto indiscutibile: la quasi totalità dei piccoli commerci è rimasto chiuso. Quale sia stata la ragione di questa scelta (impossibilità di far ruotare ulteriormente il personale? coscienza che queste aperture sarebbero risultate un fiasco? o semplicemente, desiderio di non rovinare le loro festività cosi come quelle del personale dipendente dei loro commerci?) è un dato di fatto importantissimo. Il primo datore di lavoro del settore non ha voluto o potuto beneficiare di questa possibilità, quindi è sbagliato parlare di misura benefica per tutto “il settore del commercio” come lo scrive il signor Lucibello.

Al contrario, questa misura, oltre ad essere nociva per il personale e probabilmente piuttosto inutile per i grandi centri commerciali è stata chiaramente negativa per una parte essenziale del tessuto commerciale cantonale, quella del piccolo commercio. Realtà economica, questa, che impiega il numero più importante dei dipendenti della vendita e che, contrariamente alla grande distribuzione, soffre della crisi che tocca il settore e quindi dovrebbe essere protetta dalle autorità cantonali piuttosto che sottoposta a questa ulteriore concorrenza interna.

Perché l’altro elemento innegabile dietro la triste vicenda delle aperture domenicali è quello della necessità di trovare risposte al fenomeno detto del “turismo degli acquisti”. Il comitato unitario per il NO alla nuova legge sulle aperture dei negozi in votazione il prossimo 28 febbraio lo ripete già da settimane: non è a livello degli orari di apertura che bisogna agire per dare delle risposte a questa problematica, ma piuttosto a quello dell’offerta di prodotti (maggiore qualità, maggiore scelta) e evidentemente del loro prezzo, molto più basso oltre frontiera. Spesso i piccoli commerci garantiscono quella qualità e quella scelta supplementare di prodotti utile a trattenere il cliente in Ticino, ma la politica delle aperture prolungate avrà su queste realtà economiche unicamente conseguenze negative! E senza agire sui prezzi dei prodotti e nello stesso tempo sui rediti della popolazione residente non si potrà che continuare ad assistere all’esodo oltre frontiera delle famiglie residenti, indipendentemente dagli orari di apertura dei negozi! Perché la grande maggioranza di chi va oltre frontiera a far la spesa non lo fa per una questione di comodità e di aperture prolungate, ma semplicemente per poter riempire il carrello!

Rispondere alla concorrenza d’oltre frontiera aumentando ulteriormente la concorrenza interna tra grande distribuzione e piccolo commercio è un errore fondamentale che avrà ripercussioni negative sul cantone. A livello occupazionale prima di tutto, perché indebolendo i più grandi datori di lavoro del settore come si può pensare di creare maggiore impiego? A livello di territorio poi, perché concentrando la presenza della clientela attorno ai soliti grandi centri commerciali non si farà che peggiorare una situazione già oggi insostenibile a livello di traffico e ambiente. Infine, a livello di scelta per il consumatore, perché un piccolo commercio che chiude è e sarà sempre una perdita di libertà di scelta per il consumatore. Oltre che un dramma per le famiglie toccate da queste chiusure, così come per le regioni periferiche e più discoste dove queste chiusure si moltiplicano oramai da anni.

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