Si riapre l’eterno dibattito tra fautori della satira come libera espressione e i Politically Correct, contrari a certi temi. Intanto la famiglia del bimbo morto si dice ferita
Parigi - La vignetta è esplicita. Aylan disteso a faccia in giù nella sabbia come lo abbiamo conosciuto dalla triste foto che a settembre ha fatto il giro del globo. Accanto, due uomini dai lineamenti suini con le mani protese in avanti inseguono delle ragazze che fuggono sconvolte. Il riferimento ai recenti fatti accaduti in Germania è palese. Poi la domanda provocatoria: “Che cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan se fosse cresciuto?”. La risposta: “Un palpatore di sederi”.
Il vignettista è Riss, il nuovo direttore del foglio satirico, subentrato a Charb morto negli attacchi terroristici di gennaio dello scorso anno. La pronta reazione della famiglia del piccolo Aylan giunge tramite la zia, Tima Kurdi, che vive in Canada assieme al padre del bambino e ha definito tramite il proprio profilo Twitter la vignetta “disgustosa”. E aggiunge ”La vignetta è razzista e disonora Aylan”. Riss, peraltro noto per attaccare i razzisti con la sua satira, intende la vignetta come una denuncia contro il razzismo che è stato fomentato dai fatti avvenuti in Germania la notte di Capodanno.
Si riaccende così il dibattitto intorno alla satira, alla sua necessità e ai suoi limiti. Hebdo da 40 anni ha deriso e dissacrato tutto e tutti senza mai provocare discussioni; sempre sull’orlo del fallimento a causa della mancanza di lettori. A seguito della strage avvenuta il 7 gennaio 2015, in cui morirono 12 collaboratori di Hebdo, la rivista conosce un successo mediatico e divide il mondo tra favorevoli e contrari. Intanto la polemica è ripartita e non sembra destinata a placarsi in fretta.
Massimo Baciocchi