Dopo e dietro la nomina alla RSI dell'ex coordinatore dei Verdi che avrebbe dovuto diventare produttore di Rete Uno...
COMANO – Non andrà in onda, non tornerà ad essere una delle voci più ascoltate della radio pubblica (che ne avrebbe bisogno), ma si occuperà soltanto di “promozione in antenna”. Che in parole semplici significa promuovere l’offerta multimediale della RSI: tivù, radio e web.
Insomma, non si tratta di un’assunzione “ponte”, assicura Maurizio Canetta, direttore della RSI: Sergio Savoia è stato assunto per quel ruolo e quel ruolo ricoprirà.
Savoia, che, comunque la si pensi su di lui, ha lasciato una traccia profonda nella politica ticinese degli ultimi dieci anni (soprattutto dal 2007 in poi, da quando è diventato coordinatore dei Verdi) scomparirà dunque definitivamente dalla scena. Politica s’intende.
È stato indubbiamente, in questi anni, uno dei politici con maggiore forza e abilità comunicativa, al punto che, dopo la morte di Giuliano Bignasca, qualcuno lo indicò come possibile coordinatore della Lega. E non sono soltanto voci…
Adesso però, quel capitolo è chiuso: basta Gran Consiglio, basta candidature e, probabilmente, basta anche “Noi”, l’associazione di riflessione politica che Savoia ha recentemente fondato con alcuni colleghi di partito dopo aver lasciato il coordinamento dei Verdi.
“Le norme della RSI sono chiare – spiega Canetta -: chi realizza o si occupa di programmi non può ricoprire cariche politiche”.
Dopo la notizia della sua ri-assunzione alla RSI il deputato ha scelto (e probabilmente concordato con l’azienda) la consegna del silenzio. Ieri, sul suo profilo Facebook ha scritto semplicemente: “Felice!”.
Alla RSI iniziò a lavorare negli anni Ottanta, facendo di tutto, come scrive nella sua autobiografia: “In radio e televisione. Animatore, conduttore, autore, giornalista”. Poi, finita (male) la sua avventura radiotelevisiva, dopo 17 anni, ha iniziato a lavorare per il WWF, allo European Alpine Programme, che dirige dal 2006. Nel frattempo, nel 2003, è stato eletto in Gran Consiglio.
“Savoia è risultato nettamente il migliore tra la sessantina di persone che hanno concorso per quel ruolo – spiega Canetta -. Questa è stata la valutazione finale al termine delle severe e rigorose selezioni”.
Prenderà dunque il posto lasciato libero da Claudio Lazzarino, recentemente passato al ruolo di produttore di Rete Uno, ed entrerà in funzione in primavera.
In verità, Savoia avrebbe dovuto prendere proprio il posto di Lazzarino. Verso metà dicembre la cosa era quasi fatta e si attendeva soltanto la conferma della nomina. Ma poi, a sorpresa, l’ha spuntata Lazzarino. Una cosa è certa: Savoia aveva concorso per quel posto.
Voci interne alla RSI dicono che ci sia stato un veto dall’alto, addirittura da Roger De Weck in persona: inopportuno nominare in un ruolo così importante un professionista che, per quanto valido, ha un rilevante coinvolgimento politico. Insomma, ci sarebbe voluto quantomeno un periodo di “spurgo”.
Qualcuno ha anche ipotizzato che il presunto “veto” sia stato pronunciato a causa dei pregressi rapporti litigiosi tra Savoia e la RSI.
Ma Canetta non conferma queste indiscrezioni e dice: “Non si tratta di un ‘rientro dalla finestra’. Ripeto: Savoia è risultato il migliore nelle selezioni sulla base del profilo che cercavamo, e sul precedente concorso (quello sfociato nella nomina di Lazzarino, ndr) non mi esprimo per ovvie ragioni di riservatezza”.
Per quanto riguarda la causa che nei primi anni Duemila seguì il licenziamento di Savoia, Canetta taglia corto: “Ci sono state procedure giudiziarie e sentenze. La RSI ne ha preso atto pagando a Savoia quanto hanno deciso i giudici e il caso è chiuso da tempo”.
emmebi