In un momento delicato delle trattative per la vendita, lettera all'autorità di vigilanza
BELLINZONA – I capigruppo parlamentari di PS (Pelin Kandemir Bordoli), Lega (Daniele Caverzasio), PPD (Fiorenzo Dadò), PLR (Alex Farinelli) e Verdi (Francesco Maggi) hanno scritto una lettera alla FINMA esprimendo preoccupazione per il futuro della BSI. La lettera si inserisce in un momento delicato per la banca, attualmente in mano al gruppo brasiliano Banc Pactual, che l’ha messa in vendita. BancaStato, con altri due partner, tra cui l’UBS, ha presentato un’offerta di acquisto (leggi qui) che viene però giudicata troppo bassa dall’attuale proprietà.
Una banca, sottolineano i capigruppo, fondata nel 1873 a Lugano come Banca della Svizzera italiana. Una banca che ha uno stretto legame con il territorio e la piazza finanziaria, e che garantisce posti di lavoro qualificati. “Un’eventuale scelta che comportasse un trasferimento del centro decisionale fuori dal Ticino – scrivono i capigruppo all’autorità di vigilanza sulle banche – rischia di mettere ulteriormente in difficoltà il settore e di peggiorare la situazione occupazionale nel bancario”.
I deputati indicano alcuni dati, ricordando che nel 2007, alla viglia della crisi finanziaria, il settore bancario dava lavoro in Ticino a oltre 7’700 (erano più di 8'200 nel 2000) e che sette anni dopo, nel 2014, i posti si erano ridotti a poco più di 6'300, con una perdita di quasi 1'400 unità, pari al 18%. La perdita maggiore è stata subita dalla piazza luganese, con oltre il 20% di posti spazzati via. Nel medesimo periodo, aggiungono i capigruppo, la massa salariale delle banche è calata di 134 milioni annui, pari al 14%. La lettera all’autorità di vigilanza sui mercati finanziari si conclude con un appello a tenere in debita considerazione le preoccupazioni del Ticino.