CRONACA
Lavoro su chiamata, salari bassi, mancato rimborso di spese professionali... Ceruso raccoglie le lamentele di una decina di agenti della Prosegur e scrive alla direzione
L'ex sindacalista chiede un cambiamento di rotta e invia copia a Unia e OCST

LUGANO - Una decina di collaboratori della Prosegur si sono rivolti all’ex sindacalista dell’OCST Nando Ceruso, che attualmente è cotitolare della società di consulenza Punto e Servizi di Manno. Ceruso ha raccolto le lamentele dei dipendenti e ha deciso di segnalarle nei giorni scorsi alla direzione dell’agenzia che opera nel settore della sicurezza. Ma ha inviato copia della lettera anche ai responsabili dei sindacati OCST e UNIA, Meinrado Robbiani e Enrico Borelli. Troppi casi di lavoro su chiamata e aggiramento delle norme contrattuali. Questi in sostanza, sono i problemi sollevati da Ceruso.

“Interpellato da alcuni vostri collaboratori che non hanno trovato ascolto nel versante sindacale – scrive l’ex sindacalista alla direzione della Prosegur -, mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione diversi aspetti discriminanti e sperequativi che toccano una larga fascia del vostro personale, sempre più assoggettato a contratti individuali di lavoro precari (limitati a ore su chiamata) con bassi salari e vuoti di contenuti sociali”.

Gli elementi in mio possesso, aggiunge Ceruso, “danno un quadro piuttosto desolante delle condizioni sociali, salariali e lavorative dei vostri collaboratori assoggettati a simili contratti. L’adozione del sistema lavorativo a ore e su chiamata, senza che siano predisposti  regolari piani di lavoro, almeno due settimane prima di un impiego previsto con nuovi programmi e orari lavorativi (come prevede la Legge sul lavoro), impedisce ai collaboratori di potersi organizzare non solo la loro vita sociale e famigliare, ma anche nell’ambito lavorativo (con più datori di lavoro) per poter rimediare un salario mensile adeguato alle esigenze economiche famigliari”.

Secondo Ceruso, gran parte degli addetti alla sicurezza “fatica a raggiungere le 60 - 70 ore lavorative mensili, mediamente un basso salario mensile che non si discosta dai 1’350 – 1'500 franchi”.

L’ex sindacalista parla di “contratti di facciata, con bassi salari e vuoti di contenuti sociali, che relegano i lavoratori e le lavoratrici in uno stato di precariato e di povertà sia durante la loro vita lavorativa e, in prospettiva, in età di pensione”.

Tale situazione lascia intravvedere, secondo Ceruso, “anche aspetti speculativi che impediscono ai lavoratori di raggiungere la soglia del salario annuo coordinato (franchi 21.150), di conseguenza la copertura assicurativa del secondo pilastro (LPP) con tutti i rischi che ne conseguono, dai vuoti contributivi e in caso d’incapacità lavorativa per invalidità”.

E aggiunge: “Mi è stato segnalato che ai collaboratori Prosegur non sono rimborsati i costi professionali collegati all’uso (indispensabile) dell’auto personale per scopi professionali: al personale assoggettato a contratti a ore su chiamata non sarebbe corrisposto alcun rimborso dei chilometri, se il luogo di lavoro assegnato non è discosto oltre i dieci dalla sede della Prosegur. Tale sistema, iniquo e discriminatorio, sarebbe adottato anche in caso di lavoro frammentato, nella stessa giornata, per più ore in luoghi diversi”.

Ma non è tutto: i guanti professionali sarebbero forniti in misura insufficiente e ciò obbligherebbe il dipendente ad acquistarne altri personalmente, i costi del telefono personale, con collegamento internet, di cui è fatto uso professionale non vengono rimborsati; il costo degli scarponi professionali, imposti dal datore di lavoro, è addebitato al collaboratore nella misura del 50%;i costi delle batterie delle pile professionali non sarebbero mai stati rimborsati”...

Queste le lamentele di alcuni collaboratori della Prosegur di cui Ceruso si fa portavoce, chiedendo che siano rivisti “i parametri contrattuali del personale, adeguando i livelli salariali alla media della svizzera centrale ed evitando ogni forma di discriminazione sociale attraverso contratti individuali di lavoro su chiamata, che impediscono di far conciliare il lavoro con la vita sociale e famigliare delle persone”.

La direzione dell'azienda e i sindacati, finora, non hanno risposto.

emmebi

 

 

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