CRONACA
Nichi Vendola e il figlio nato dall'utero in affitto, il filosofo: "Marx è morto un’altra volta, ucciso dai sedicenti sinistri al servizio del capitale vincente"
Diego Fusaro all'ex governatore della Puglia: "Compagno Nichi, se paghi una donna per affittarne il grembo non sei dalla parte degli sfruttati..."

ROMA - L’ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, il cui compagno, Eddy Testa, è padre biologico di un bimbo nato in California grazie a una donna che ha affittato il suo utero, è finito nella bufera.
Matteo Salvini ha detto: "Non è futuro, è egoismo". Maurizio Gasparri: "Questa è la sinistra italiana. Si inventano genitori dei figli di altri". La risposta di Vendola è stata: "Questo bambino è frutto di una bellissima storia d'amore”. Ieri il Fatto Quotidiano ha pubblicato una interessante opinione del filosofo Diego Fusaro, che riproponiamo integralmente.

di Diego Fusaro (pubblicato su Il Fatto Quotidiano) *

E quando pensi che il fondo sia stato toccato, e che più in giù non sia materialmente possibile scendere, ecco che arriva qualcuno a scavare. Ecco che il compagno Nichi ottiene un figlio mediante l’utero in affitto.

Nichi ottiene il figlio per soldi, usando l’utero in affitto, pudicamente detto in neolingua “maternità surrogata”, peraltro in quell’America in cui il sistema sanitario, se sei un proletario, ti lascia morire poiché indaffarato a fabbricare figli per ricchi.

Il bambino è una merce, la donna un mero corpo da sfruttare. E Marx è morto un’altra volta, ucciso dai sedicenti sinistri al servizio del capitale vincente, della reificazione dilagante e del classismo globale.

Da nobile pratica di emancipazione universale dal classismo, il comunismo diventa, ora, acquisto di bambini e affitto di donne, il meglio che la civiltà dei consumi possa offrirci.

Diciamo una cosa di sinistra, come si sarebbe detto una volta: da un punto di vista marxiano e gramsciano, l’utero in affitto è una pratica abominevole, perché usa le donne povere come merce disponibile e considera i bambini come oggetti-merce, come articoli di commercio on demand, prodotti su misura (con possibili derive eugenetiche) dal consumatore egoista portatore di illimitata volontà di potenza consumistica.

Non v’è nulla di emancipativo in questa pratica abominevole, che segna il trionfo del capitale sulla vita umana, dell’economia sulla dignità. Chi la accetta o la difende, è connivente con il classismo e con l’abietta riduzione dell’umano a merce.

Sarebbe, invece, interessante e degno di un giornalismo serio e all’altezza del suo compito andare a intervistare la donna che ha “affittato” il suo utero per migliaia di euro al compagno Nichi: capire per quali ragioni l’ha fatto, se per filantropia a pagamento, o se perché costretta dalla sua condizione economica disagiata. Se, cioè, per arrivare a fine mese si è vista costretta ad affittare il grembo al compagno Nichi.

Caro compagno Nichi, diceva Carlo Marx che la lotta di classe inizia dalla famiglia, dai rapporti di signoria e servitù che in essa vengono a istituirsi.

Compagno Nichi, se paghi una donna per affittarne il grembo non sei dalla parte degli sfruttati, degli oppressi, dei lavoratori: nel conflitto di classe, hai scelto di disporti dalla parte opposta. È bene che lo si sappia, è bene che lo sappiano quanti si professano comunisti e giustificano il mercimonio dell’umano e il classismo ad esso sotteso.

Il classismo si pratica in molti modi: uno di questi è affittare l’utero delle donne povere. La reificazione si declina in molti modi: uno di questi è ridurre il corpo della donna a merce e il nascituro a merce on demand. Il capitale vince in molti modi: uno di questi è quando ci fa credere che la libertà sia la possibilità per l’individuo di fare tutto ciò che vuole, a patto che possa permetterselo economicamente.

E torna di una certa attualità ciò che diceva il marxista Ersnt Bloch: “Dio ci scampi da chi si nasconde nel compagno”.

* filosofo

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