CRONACA
Un tassista milanese: "Il poliziotto mi ha detto che mi faceva fare la fine di Gesù e mi ha minacciato mettendo mano alla pistola"
Il racconto del conducente, fermato durante un controllo nella Vedeggio-Cassarate, finisce sul Corriere della Sera. E il direttore del 6969: "Non c'è reciprocità. Noi dobbiamo subire i soprusi e gli elvetici a Milano fanno quello che vogliono"
MILANO/LUGANO - "Tassista minacciato dalla polizia svizzera". Ticinese, per la precisione. È il titolo scelto dal Corriere della Sera per raccontare quanto accaduto a un conducente di taxi di Milano che stava trasportando un cliente dal capoluogo Lombardo a Pregassona. Succede il 3 aprile, poco dopo le 22.30. All'interno della galleria Vedeggio-Cassarate, come capita spesso, c'è un blocco della polizia. Il taxi viene fermato e l'agente striglia il conducente (la voce è stata catturata dai microfoni di sicurezza del mezzo): "Forse lei non ha capito: qui non siamo a Milano. Qui detto io quello che si fa! (...) Erano 400 franchi, ma spero sia il doppio o il triplo e questo signore, glielo dico io, va via in croce: 2016 anni fa un tizio veniva messo in croce, oggi lo metto in croce io un tizio". Ma cosa rimprovera la polizia al tassista? Perché multarlo? "Per aver eseguito un trasporto professionale di persone non autorizzato in Svizzera, tragitto Milano/Lugano Pregassona; carico di una persona sul tragitto di rientro; tassametro in funzione", si legge sul verbale. Una sanzione contestata dal tassista che al Corriere della Sera spiega: "Io ho il dovere di portare un cliente dovunque, solo lui può decidere quando inizia e conclude la corsa. Quindi, se supero il confine, l’importante è che io non spenga mai il tassametro". E il tassametro era acceso come riportato nel verbale di polizia. "Ed era proprio questo - racconta sempre il tassista - quello che ho cercato di spiegare all’agente, ma lui non ci sentiva, era alterato. Tanto che quando si è scaricata la batteria della mia Prius ed è entrato in funzione il motore a benzina, quello ha temuto che stessi scappando e mi ha addirittura minacciato mettendo mano alla pistola: “Per molto meno c’è chi si è preso una fucilata”. Al che, per mettere fine a questa scena, il mio cliente ha deciso di pagare tutto. E subito, perché altrimenti in Svizzera l’auto viene sequestrata". Il racconto ha piuttosto indipestito il direttore del 6969, società di taxi, Vincenzo Mazza: "Solo il cliente può aprire e chiudere il negozio giuridico. Se volesse noi potremmo portarlo anche fino a New York. È intollerabile l’atteggiamento delle autorità svizzere. Non c’è reciprocità: noi dobbiamo subire soprusi e pagare seduta stante quando gli automobilisti elvetici qui fanno quello che vogliono. Come qualche sera fa, incrocio Turati-Montebello: una Porsche Cayenne con targa svizzera ha travolto un nostro taxi. Ma, dopo aver accertato l’incidente, i poliziotti del consolato Usa l’hanno lasciata andare, senza attendere i vigili".
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