CRONACA
Il racconto shock di una studentessa di Modena: "Denudata alla dogana svizzera e perquisita anche nelle parti intime. Cercavano cocaina ma non mi sono mai drogata in vita mia"
La ragazza di colore ha raccontato l'accaduto alla Gazzetta di Modena: "Non ho mai provato un'umiliazione simile in tutta la mia vita"

MODENA - Chiusa a chiave in una stanza, perquisita da capo a piedi e denudata dei suoi abiti - biancheria intima inclusa - in quello che doveva essere un semplice controllo documenti alla dogana della "civilissima" Svizzera, a Ginevra, di ritorno da un viaggio all'estero. È la denuncia di una ragazza di colore modenese che ha raccontato la sua vicenda, accaduta la settimana scorsa, alla Gazzetta di Modena.

Maye Kakisingi, 28 anni, è nata e residente a Modena, dove studia all'università, ed è cittadina italiana a tutti gli effetti. Agli inizi del mese scorso, per non gravare eccessivamente sulla famiglia essendo studentessa, scrive la Gazzetta, ha deciso di soggiornare un mese all'estero per sondare il terreno delle possibili offerte di lavoro. Ha trascorso dapprima a Londra e poi a Parigi. Ma per lei il viaggio di ritorno in pullman verso l'Italia, si è trasformato “nella disavventura più umiliante della mia vita”.

“Mercoledì scorso - racconta la giovane - il pullman su cui viaggiavo per tornare in Italia, è stato fermato alla dogana svizzera di Ginevra per un controllo documenti. Come gli altri passeggeri ho consegnato quindi la mia carta d'identità ai poliziotti saliti a bordo. Quando dopo un'ora ci hanno restituito i documenti però, mi hanno chiesto di scendere perché asserivano di aver trovato tracce di cocaina sulla mia carta d'identità, insieme ad alcune irregolarità nei miei dati. A quel punto sono stata fatta scendere, e mi hanno passato su mani e braccia una specie di rilevatore per le sostanze stupefacenti che ha segnalato tracce di polvere bianca sul mio corpo. Sono rimasta letteralmente basita. Io non mi drogo né mi sono mai drogata in vita mia. Ma i poliziotti non credevano alle mie parole e così mi hanno chiesto di aprire anche le due valigie che avevo con me. Sono state ispezionate a fondo, ma non trovando droga, mi hanno fatto capire che nutrivano comunque dei sospetti in merito al contenuto, come se io fossi una commerciante illegale di vestiario. Davvero pazzesco”.

E prosegue: “Mi hanno portata dentro in dogana chiudendomi a chiave in una stanza insieme a due poliziotte e una di loro mi ha chiesto di denudarmi completamente. Non ha voluto sentire ragioni nemmeno quando le ho spiegato che avevo le mestruazioni. Così mi sono dovuta spogliare e togliere addirittura l'assorbente. Poi, nuda di fronte a lei, sono stata perquisita in tutto il corpo, parti intime incluse. Io sono cattolica, immaginatevi il mio imbarazzo… Non ho mai provato un'umiliazione simile in tutta la mia vita. A perquisizione finita, l'altra poliziotta, che mi aveva controllato la borsa non trovando però nulla, mi ha detto che potevo andare senza che lei, né nessun altro dei suoi colleghi, si sia minimamente scusato con me. Sono tornata in pullman tra le lacrime e l'incredulità dei miei compagni di viaggio che non potevano credere al sopruso subito”.

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