CRONACA
Gomorra 2, le polemiche e il fascino del Male. Non chiediamo alle serie tv di avere un ruolo educativo
I cattivi che sotto la lente della finzione diventano eroi a cui ispirarsi e da emulare. È un discorso che salta fuori spesso. Anche per i videogiochi. Un tempo si diceva di alcuni libri....perché non siamo d'accordo

di Andrea Leoni

Abbiamo atteso  quattro puntate prima di scrivere della seconda stagione di Gomorra. I primi due episodi dell'attesissimo sequel della serie tv ideata da Roberto Saviano, avevano infatti lasciato delusi anche noi, che pure siamo telespettatori fedeli e appassionati al limite della cecità per quanto riguarda questo film a puntate. 

La delusione sulle prime due puntate della nuova saga che ruota intorno al Clan Savastano era soprattutto data da un eccesso di collegamento narrativo tra una stagione e l'altra, da qualche esagerazione di sceneggiatura e da una violenza che sconfinava nel pulp. E ben inteso, nulla in contrario al pulp in sé, ma o fai dell'iper realismo, seppur romanzato, o fai Tarantino: le due cose insieme stonano. 

L'ipotesi di un fiasco, dopo tanta attesa e dopo tanti illustri e meno illustri precedenti nell'ambito dei sequel come dei prequel, nei film come nelle serie tv, era dunque piuttosto fondata. Me gli episodi tre e quattro sembrano aver allontanato questa desolante prospettiva. Per ora.

Nelle puntate andate in onda ieri sera abbiamo ritrovato Gomorra, con la sua umanità e le sue periferie feroci e decadenti, i suoi inferni kitsch, la sua dirompente forza narrativa nella sceneggiatura, nella recitazione e nella regia. La rappresentazione del Male, senza troppi filtri e mediazioni, è in effetti l'architrave su cui si regge l'intera serie. Un Male, quello della Camorra, da guardare dritto negli occhi, non potendo contare sulla consolazione dell'eroe buono e senza macchia che alla fine sconfigge i cattivi. Gomorra non solo non conosce angeli fra i suoi protagonisti, ma neppure persone "normalmente" oneste. È un viaggio diabolico e all'inferno non ci sono le brave persone, semmai compagnie interessanti, per dirla come Mark Twain. 

Eppure quel Male non ha nulla di estraneo alla realtà. È al contrario estremamente terreno, umano, imperfetto, con le sue debolezze, i suoi vizi e le sue contraddizioni. C'è quasi un educazione sentimentale al potere, al crimine e alla relazione criminale, alla malvagità. Una sorta di Vangelo nero che pure comprende tutta la gamma dei sentimenti dell'essere umano. Strapazzati e stravolti ma li comprende.

E questo crea quel legame di indicibile empatia con gli efferati assassini che popolano Gomorra. Striscia e struscia il silenzioso fascino del male. Un fenomeno che non è estraneo, seppur inconsciamente, in molti di noi. 

Questo dato di fatto ha provocato ampie polemiche in Italia. I critici ritengono che questa architettura narrativa abbia cattiva influenza sui giovani, in particolare quelli delle periferie napoletane che, a quanto scrivono i quotidiani e denunciano esperti anche credibili, come illustri magistrati, parodierebbero Genny Savastano e accoliti. Detta in volgare: i cattivi che sotto la lente della finzione diventano eroi a cui ispirarsi e da emulare. È un discorso che salta fuori spesso. Anche per i videogiochi. Un tempo si diceva di alcuni libri. 

A mente di chi scrive, però, è una testi molto poco fondata, anche se non si può trascurare del tutto l'impatto che la televisione e il grande cinema possono avere sulle coscienze più fragili. Ma se il rischio fosse concreto allora gli innumerevoli film su Gesù, per fare un esempio, avrebbero dovuto ispirare milioni e milioni di telespettatori alla carità e al martirio per un ideale. Oppure Hannibal Lecter, uno dei personaggi più affascinanti della storia del cinema, avrebbe dovuto produrre una tribù di serial killer cannibali. 

Così non è stato. 

In ogni caso crediamo sia sbagliato chiedere all'arte cinematografica o a quella televisiva un ruolo educativo. L'educazione spetta alle famiglie, agli insegnanti, agli allenatori, ai parroci, per chi crede. Voler delegare parte di questo compito alla televisione o al cinema significa volersi spogliarsi di una responsabilità. È il senso critico invece che si sta perdendo e che va allenato: quello che permette di valutare ciò che si guarda e si ascolta, in salotto davanti alla tv, sulla piazza e soprattutto sui social network. 

L'alternativa è una soltanto e che Dio ce ne liberi: la censura. 

Lasciamo quindi a Gomorra il suo ruolo e la sua funzione. Quello di raccontare, svelare, denunciare, la criminalità organizzata. Ma soprattutto quello di essere un grande e godibile spettacolo televisivo. 

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