di Greta Gysin
Ieri sera, in un bus affollato e afoso, Enea ha uno dei suoi rari momenti capriccio: vuole uscire dal passeggino, mangiare lo yogurt, togliersi le scarpe.
Faccio del mio meglio per distrarlo. Una signora di una certa età si avvicina: “Sei stanco, vero? Alle 17 si è stanchi.” Sorrido.
Lei: “Si vede proprio che sei stanco.” Sorrido ancora, ma lei continua: “Se la mamma abbassasse lo schienale sarebbe molto meglio.” Era un po’ che non ne incontravo: le super mamme attempate che
ti spiegano cos’ha e cosa serve a tuo figlio. Replico con tono tra l’ironico e l'irritato: “Ha appena dormito tre ore. Mio figlio non è stanco, sta solo giocando con i miei nervi.” Lei: “Ahh.”
Colpita e affondata, mi illudo. Infatti non passa un minuto che arriva, precisa, la seconda diagnosi: “Allora è il tempo. Il caldo è arrivato troppo in fretta. Deve essere il tempo.” La signora è fortunata: sono di buon umore nonostante i capricci. Mi limito a girarmi dall’altra e alzare gli occhi al cielo.
Lei però non molla, parla più forte: “Deve dargli da bere,un po' di acqua e passa tutto.”
Il bus si ferma, raccolgo tutta l’educazione di cui sono capace per salutarla cordialmente, scendo e continuo a piedi.