Basejump, ieri sui monti dell'Oberland è morto anche il grande campione. Uli Emanuele, il ragazzo che aveva attraversato a 170 all'ora una fessura nella roccia larga poco più di due metri. "Non sono matto, sono uno sportivo", diceva. E anche in Ticino c'è
L'atleta altoatesino che faceva il lavapiatti in un rifugio svizzero e la sera tornava a casa volando in tuta alare è una delle due vittime di ieri. Venti in media sono i morti ogni anno, tanto che molti chiedono di vietare questo sport estremo
LAUTERBRUNNEN - Due atleti sono morti ieri pomeriggio nel giro di poche ore mentre praticavano il ‘basejump’, o wingsuit – il volo con la tuta alare - a Lauterbrunnen, nell’Oberland bernese. Una delle due vittime è il celebre basejumper altoatesino Uli Emanuele, 30 anni, uno dei più esperti a livello mondiale. “Molti pensano che io sia matto, ma non sono matto, sono semplicemente un sportivo”.
Ma molti campioni di questa disciplina figurano nell’elenco delle vittime, quasi 300 in tutto il mondo, che si allunga ogni anno, con una ventina di morti in media. Tanto che da più parti si chiede di vietare il basejumping. Ma come si può vietare alla gente di arrampicarsi su una montagna e di lanciarsi giù?
Emanuele ha raggiunto verso le 14 in elicottero la base di lancio ‘Black Line’ assieme a due compagni. Voleva girare un nuovo video sulle sue imprese, ma dopo il lancio ha perso il controllo e si è schiantato contro la parete rocciosa.
La seconda vittima, un 49enne inglese, si è lanciata un paio d’ore dopo da un altro trampolino naturale – ‘High Ultimate’– a Mürren. Anche lui ha perso il controllo subito dopo la partenza. Circola anche l’ipotesi che Uli e l’inglese si siano scontrati in volo, anche se gli orari di lancio non paiono coincidere.
Quest’anno sono morti già tre appassionati di basejump a Lauterbrunnen, e altri sette hanno riportato ferite gravi. La zona dell’Oberland bernese è particolarmente gradita dai praticanti di questa disciplina estrema. Negli ultimi anni si contano a decine le vittime decedute a seguito di incidenti nella pratica del ‘basejump’.
Nato a Bolzano trent’anni fa, Uli aveva una passione per il volo ereditata dal padre paracadutista. Era uno dei massimi esperti al mondo del volo in quella tuta dai colori sgargianti che si gonfia con l’aria durante la discesa e consente un volo “lento”sfiorando alberi e rocce. Lento si fa per dire: parliamo di 170 all’ora.
I video dei voli di Uli facevano milioni di clic. Il più noto è quello dentro un buco largo poco più di due metri, all’interno di una roccia sulle Alpi svizzere. Diceva di aver studiato il lancio per tre anni prima di tentarlo. Ecco ilvideo dell'impresa.
Uli viveva per volare e ultimamente, grazie agli sponsor, volava per vivere. “Sono fortunato – aveva detto qualche mese fa al Corriere della Sera -. Riesco a campare facendo quello che mi piace”.
Aveva lavorato come lavapiatti in un rifugio alpino in Svizzera, dove si era trasferito per volare più spesso. Per quattro anni la tuta alare è stata il suo mezzo di trasporto per tornare a casa la sera: “La mattina salivo in funivia. Finito il turno, prendevo lo zaino, mi facevo una ventina di minuti di sentiero, e arrivavo all’exit, il punto che avevo trovato per saltare. Dopo 30 secondi atterravo nel mio giardino. Quando mi andava male in quello dei vicini. Che si arrabbiavano spesso. Sai com’è la gente di montagna. Si scoccia quando qualcuno gli pesta l’erba di fronte a casa”.
Alcuni basejumper preferiscono restare anonimi per non avere problemi in famiglia. Altri postano invece i loro video sui social. “Senza la possibilità di filmarsi almeno la metà rinuncerebbe”, diceva Uli.
Anche le montagne ticinesi vengono spesso usate come basi di lancio, come testimonia questo video che racconta un volo dalla cima del Poncione d’Alnasca, in Verzasca.
“Chi fa base jumping deve avere la testa sul collo – aveva detto Uli al Corriere della Sera -. Prima di ogni nuovo volo, studio la zona su Internet e sulle cartine topografiche. Poi ci vado di persona più volte. Spesso raggiungo questi posti dopo ore di cammino. Solo se sono veramente sicuro, decido di lanciarmi. Ed è la cosa più difficile: conoscere i propri limiti, valutare se sia il caso di rinunciare”.
emmebi
Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔