CRONACA
Frontalieri dall'Italia al Ticino, materiale di scavo dal Ticino all'Italia. Fabio Schnellmann interroga il Governo: un fenomeno che genera traffico, costi inutili e mancati incassi... "È mancata la lungimiranza"
"È a conoscenza il Governo che milioni di m3 di materiale di scavo o di demolizione prendono la via della vicina Italia con conseguente perdita milionaria per il nostro Cantone a livello di tasse di deposito e di trasporti effettuati da ditte italiane?"
Foto: TiPress/Samuel Golay
BELLINZONA – È normale che la terra ticinese finisca in Italia…? Lo chiede con un’interrogazione parlamentare il deputato del PLR Fabio Schnellmann. L’atto parlamentare, firmato anche da nove colleghi di partito di Schnellmann (Nicola Brivio, Alessandro Cedraschi, Omar Terraneo, Graziano Crugnola, Matteo Quadranti, Giovanna Viscardi, Paolo Pagnamenta, Giorgio Galusero, Fabio Kaeppeli) solleva il problema dei materiali inerti provenienti da scavi e dalla mancanza di depositi in Ticino.

“Il nostro Cantone – si legge nell’interrogazione - è in continuo fermento edificatorio, questo per rispondere alle esigenze di una popolazione in costante crescita e per rinnovare il parco immobiliare che ormai risulta in buona parte datato. Demolizioni e scavi sono quindi opere quotidianamente svolte dalle diverse imprese operanti in Ticino. La gestione dei materiali inerti è quindi un compito importante e di principio dovrebbe essere effettuata sul territorio cantonale. Nel Sottoceneri è ormai però ormai purtroppo consuetudine che buona parte del materiale derivante da queste operazioni (che è costituito in primis da semplice terra proveniente dagli scavi) venga dirottato verso deponie della vicina Italia e questo per carenza di adeguate e strutturate aree sul nostro territorio.

Siamo coscienti che l’individuazione di sedimi idonei non sia compito semplice ma è chiaro che su questa tematica era necessario agire con il sufficiente anticipo e bisognava essere più celeri e lungimiranti.

L’attuale situazione è insoddisfacente sotto diversi punti di vista:

• l'assenza di luoghi di deposito in Ticino, quindi tendenzialmente più vicini ai cantieri dove gli inerti vengono prodotti, genera la necessità di lunghi e costosi trasporti;

• il movimento di autocarri obbligati a percorrere le nostre strade più a lungo, genera danni ambientali e maggior usura delle arterie stesse;

• gli enti pubblici perdono la possibilità di incassare delle tasse di deposito legate alla gestione degli inerti;

• l'incasso per il deposito degli inerti, così come il trasporto transfrontaliero, va a beneficio di soggetti (e imprese di trasporto) italiane;

• Il Cantone mette nelle mani di uno Stato terzo la gestione di un suo problema assumendosi tutti i rischi legati ad un possibile cambio di indirizzo della controparte.

Va poi tenuto presente che il maggior costo derivante da tutto questo è assunto in ultima analisi dai committenti pubblici e privati ticinesi.

Da ultimo vi è una riflessione legata alla sensibilità ed all'etica tenuto conto che da tempo è in corso una specie di estenuante conflitto con la vicina Italia (frontalieri, tassa di collegamento, ecc) andando però, quando la necessità lo impone, dalla stessa Italia a chiedere aiuto per risolvere un nostro problema”.

Seguono le domande al Governo:

1. È a conoscenza il Governo che milioni di m3 di materiale di scavo o di demolizione prendono la via della vicina Italia con conseguente perdita milionaria per il nostro Cantone a livello di tasse di deposito e di trasporti effettuati da ditte italiane?

2. Se sì, si chiede di indicare il volume di materiale esportato, almeno degli ultimi 3 anni, e quantificare (eventualmente utilizzando un valore medio) il mancato introito a livello di tasse di deposito (o ambientali) per comuni, Cantone e Confederazione (in maniera separata per ogni categoria di ente pubblico).

3. È a conoscenza il Governo di sospensioni, avvenute in passato, nella possibilità di esportare materiale inerte verso l’Italia? Se sì, quando, per che durata e a causa di quali ragioni vi è stata l’interruzione?

4. Nel caso si siano verificati episodi di cui sopra come reagirebbe il Governo per ovviare all’emergenza se dovesse ripetersi la situazione? Quali piani sono stati previsti e per quale durata temporale sarebbe possibile far fronte a un blocco delle esportazioni di inerti?

5. Quali alternative prevede di adottare il Governo nel breve termine per far fronte alla carenza di aree adeguatamente attrezzate per il deposito di materiale inerte in Ticino?

6. Se vi sono aree individuate (ad esempio si parla di un deposito interessante al Mte Ceneri) come sono le tempistiche per renderle operative?

 

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