CRONACA
Il giallo non è ancora risolto. M.E. non ha confessato di aver ucciso la maestra di Stabio. Ecco la ricostruzione del weekend del delitto. Ma c'è una e-mail inviata dall'indagato che non convince gli inquirenti
Dopo aver occultato il corpo il 42enne sarebbe stato a cena con i parenti. Sabato il ritorno a Rodero dove venerdì aveva abbandonato il corpo. E lunedì il viaggio in Sicilia per un funerale. Al momento dell'arresto avrebbe avuto con sé effetti personali della vittima.
Nella foto gli esterni dell'edificio di Coldrerio che ospita fra l'altro l'abitazione del 42enne cognato della vittima. © Keystone / Ti-Press / Benedetto Galli

STABIO - Il giallo non è ancora risolto. M.E. infatti non ha confessato il reato più grave: l'omicidio intenzionale. Il 42enne, residente a Coldrerio, ha ammesso finora soltanto di aver occultato il cadavere della giovane maestra di Stabio e non di averla uccisa.

 

 

Questa mattina in effetti gli inquirenti avevano parlato di "parziali ammissioni" e non di una confessione da parte di quello che finora è l'unico indagato per il delitto. Secondo quanto riferisce la RSI il cognato della vittima, da ieri notte dietro le sbarre, avrebbe sostenuto davanti agli investigatori di aver trovato la 35enne già morta nella casa di Stabio dove viveva con la madre.

 

Il ritrovamento del corpo, sempre secondo l'indagato, sarebbe avvenuto venerdì pomeriggio. E la decisione di far sparire il cadavere, abbandonandolo fra le sterpaglie a Rodero, sarebbe stata presa per non ferire i genitori.

 

La RSi riferisce poi che il 42enne sarebbe andato a cena con i parenti - moglie e suocera - in un ristorante in Italia. Sabato poi l’uomo sarebbe tornato a Rodero - dove aveva portato il cadavere della maestra – per gettare il sacchetto che le aveva messo in testa e il tappeto nel quale l’aveva avvolta per trasportarla. Lunedì, infine, un viaggio in Sicilia per partecipare al funerale di una sua parente. 

 

Quindi il fermo, martedì a mezzanotte, alla dogana di Gaggiolo. Al momento dell'arresto l'uomo avrebbe avuto con sé effetti personali della vittima. 

 

Una ricostruzione, quella del 42enne, che lascia interdetti. Fatta salva la presunzione di innocenza, e senza sostituirsi agli inquirenti, il racconto dei fatti che avrebbe fornito appare piuttosto irrazionale. E la motivazione di aver occultato il corpo della cognata per non voler ferire i genitori, alquanto debole. 

 

A questo proposito vi è un altro elemento che fa dubitare gli investigatori. L'uomo - che lavorava da collaboratore informatico alla SUPSI - dopo il delitto avrebbe inviato ai familiari una e-mail dall'indirizzo della vittima per tranquillizzarli circa la sua assenza. 

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