Tra le ex amanti di Bill Clinton e le "spacconate" riesumate dal passato di Donald Trump, le luci rosse sono rimaste costantemente accese sui duellanti. E poi ci si è messa anche Madonna. Lo scrittore: Di programmi si è parlato pochissimo e comunque anche quel poco è stato sommerso da chiacchiere da spogliatoio"

WASHINGTON - La campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti che va a concludersi (e per fortuna) è stata dominata dal sesso. Tra le ex amanti di Bill Clinton e le "spacconate" riesumate dal passato di Donald Trump, le luci rosse sono rimaste costantemente accese sui duellanti. E poi ci si è messa anche Madonna che ha promesso sesso orale in cambio di un voto a Hillary.
Dell'argomento sesso-presidenziali se ne è occupato con la sua penna graffiante Massimo Fini. Lo scrittore italiano, in un pezzo intitolato "Dio ci protegga dai sessuofobi americani" e apparso sul Fatto Quotidiano, traccia innanzitutto un parallelismo tra gli islamici e gli statunitensi: "Che i musulmani integralisti siano dei sessuofobi, con la loro ossessione per le parti scoperte, anche le più innocenti, del corpo femminile, è fuori discussione. Ma gli americani non sono da meno, la loro sessuofobia è speculare a quella musulmana anche se agita in modo diverso".
"Tutta, o quasi, la campagna democratica contro Donald Trump -annota ancora Fini - è ruotata attorno ad argomenti sessuali. Nel 2005, cioè undici anni fa, in un colloquio su un autobus, registrato, con un personaggio televisivo, Billy Bush, il tycoon si lasciò andare a dichiarazioni sessiste. E quando, per difendersi da questa gravissima accusa, disse che erano “chiacchiere da spogliatoio” si sono indignati i calciatori in difesa dell’onore femminista degli spogliatoi (chiunque sia stato in uno spogliatoio maschile sa che cosa si dice delle donne). Tutta, o quasi, la campagna repubblicana contro Hillary Clinton si è incentrata sulle amanti, vere o presunte, del marito che già andò sotto impeachment perché aveva fornicato con una stagista. Di programmi sia di politica interna che di politica estera, determinanti questi ultimi per il futuro non solo degli Stati Uniti ma dell’intero Occidente (Isis, rapporti col mondo musulmano e con le culture ‘altre’) si è parlato pochissimo e comunque anche quel poco è stato sommerso dalle ‘chiacchiere da spogliatoio’. Trump è stato anche accusato di molestie sessuali (potevano mancare?) nei confronti di nove donne scovate al momento opportuno. Si è difeso, suscitando un ulteriore scandalo, dicendo che erano troppo brutte perché gli venisse voglia di insidiarle. E’ da un mese che la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti va avanti su questo tono".
"Il presidente degli Stati Uniti (non solo quest’ultimo, tutti) - conclude lo scrittore e giornalista milanese - finisce regolarmente e ritualmente ogni suo discorso pubblico con la frase “Dio protegga l’America”. E perché non il Burkina Faso? Comunque volendo riprendere questa formula, vagamente blasfema, noi potremmo dire: “Dio protegga l’Europa”. Dagli americani".