CRONACA
Da Brissago all'Alaska. Storia, progetti e sogni di Leonardo Chiesa, che ha lasciato il Ticino per la Grande Terra, popolata da orsi e lupi. "Sono rimasto folgorato dalla bellezza di quei luoghi selvaggi. Qui ci sono traffico, stress, inquinamento... Ho i
Leonardo ha 55 anni, è un personaggio che sembra uscito da un film di Clint Eastwood. Nella regione di Kenny Lake, non lontano dal Copper River, ha una casa e un terreno di 180'000 metri quadrati. Ecco come è giunto a questa scelta radicale
di Marco Bazzi

BRISSAGO - Leonardo Chiesa sembra uscito da un film di Clint Eastwood. Ha una faccia, e soprattutto una storia, di quelle piacciono tanto al grande regista americano. Brissaghese, 55 anni, ha iniziato a girare l’America molti anni fa e l’America è diventata la sua terra.

“Sono andato in Canada diverse con i miei cani – racconta -. Il primo anno ho noleggiato un camper, poi ho comprato una jeep e un camper più grande, di quelli a traino, e ho percorso l’America dal Canada al Montana. L’anno successivo mi sono spinto su fino all’Alaska e sono rimasto folgorato dalla bellezza di quella terra selvaggia. Così ho acquistato una casa ancora in costruzione e l’ho terminata.  Ma era troppo vicina alla strada per i miei gusti. L’ho rivenduta e ho comprato un terreno più grande, di 180'000 metri quadrati, nella regione di Kenny Lake”.

Kenny Lake è una “comunità agricola” che conta circa quattrocento abitanti sparsi in un’area grande un quarto del Canton Ticino. Per Chiesa era il luogo ideale in cui vivere, con sua moglie, Martina, durante la bella stagione. Così, su quell’immenso terreno, non lontano dal Copper River, il grande fiume lungo il quale c’erano un tempo ricche miniere di rame e che si getta nel Prince William Sound, ha costruito la sua casa.

“Abito a un quarto d’ora di macchina dal fiume, e attraverso la foresta ci arrivo a piedi in un’ora. Ho due cavalli, un cane da lepre, un bel segugio, e vivo in un posto fantastico. La città più vicina è Glennallen, a sessanta chilometri da casa mia, dove ci sono un piccolo ospedale, e tutto ciò che serve per le provviste. Ci si arriva in auto, lungo belle strade sterrate. Sul mio terreno c’è anche una pista di atterraggio e un hangar e forse un giorno farò la patente di volo. Ma bisogna essere bravi a volare in quei luoghi selvaggi, bisogna conoscere bene le correnti”.

Sono ormai undici anni che Leonardo Chiesa trascorre diversi mesi in Alaska e l’anno prossimo conta di stabilirsi definitivamente in America, perché nel frattempo ha creato una piccola azienda: avendo dato vita a un’attività economica che dà lavoro a gente del posto ha ora la possibilità di ottenere un visto per il soggiorno permanente.

Tutto è iniziato con il salmone…

“Quando arrivava la stagione dei salmoni vedevo tutti quei pescatori sui fiumi, e un mio amico li pescava con una specie di ruota piazzata sulla riva: un sistema di cattura consentito solo ai residenti, che in questo modo possono farsi una scorta alimentare. Ho assaggiato quel pesce e mi son detto: è fantastico”.

Poi, continua Chiesa, “ho conosciuto un tizio che voleva allevare le api.  Io sono sempre stato apicoltore e gli ho insegnato le tecniche. Lui va a pesca in mare da quarant’anni e mi ha spiegato che il salmone che prendi sui fiumi non è buono come quello pescato nei fiordi, perché ha già perso molto grasso e ha la carne più secca. Lo vedi anche dal colore della pelle... Mi ha fatto assaggiare il salmone ‘vero’ e ho capito la differenza. Sto parlando del Sockeye, il Red, il salmone rosso, rigorosamente selvaggio e catturato nel rispetto delle regole della pesca sostenibile, regole che in Alaska sono molto severe”.

Così Chiesa ha iniziato a pescare in mare e ha sperimentato diverse tecniche di marinatura e affumicatura, finché ha trovato quella che considera la “formula magica”. Una lavorazione leggera, non invasiva, totalmente naturale, che lascia inalterati il sapore e il colore dei filetti di salmone.

“Andavo in mare sul peschereccio del mio amico Ralf e, dopo aver ottenuto il prodotto che mi piace, l’anno scorso ho iniziato a importare un po’ di salmone in Ticino. Ho trovato un accordo con una ditta che mi cura l’importazione, ma l’affumicatura la faccio io. La prima produzione l’ho fatta l’anno scorso. Adesso sto lavorando con un amico per fare tutto in Alaska: ho un affumicatore elettronico sull’isola di Seldovia, dove c’è un grande stabilimento che entrerà in piena attività la primavera prossima. L’ho acquistato in società con Michel, un francese che sta in Alaska da oltre trent’anni”.

In quello stabilimento, racconta Chiesa, “abbiamo nel frattempo iniziato a produrre crocchette di salmone per i cani, che stanno andando fortissimo. Ora stiamo aspettando i permessi anche per la produzione alimentare, ed entro l’anno prossimo inizieremo l’attività”.

Il salmone destinato ai cani viene pescato nei fiordi del Cook Inlet, dove il pesce è meno pregiato, mentre quello destinato all’alimentazione verrà pescato nel Prince William Sound, al largo della foce del Copper. “Ho fatto un accordo con i quattro figli del mio amico Ralf, che fanno i pescatori di professione”, spiega Chiesa.

Insomma, il progetto di Leonardo Chiesa è questo: vivere e lavorare in Alaska durante la bella stagione, dalla primavera all’autunno, e poi svernare “dove posso tenere i miei cavalli, in Colorado, Arizona, o magari nel New Mexico…”.

Il Ticino gli stava stretto. “Non è più quello di una volta – dice -. Come ho assaporato il gusto della libertà mi sono innamorato dell’Alaska, anche se in quella terra selvaggia la vita è dura. In questi giorni il termometro segna meno sessanta… Ma sono sempre stato abituato alle nostre montagne, quindi so adeguarmi. Da noi ci sono inquinamento, traffico, stress, e troppa gente che si perde su Facebook… secondo me se gli togli internet impazziscono. Non sono contro la tecnologia, e nemmeno contro le comodità, ma non voglio diventarne schiavo”.

A casa mia in Alaska, racconta, “ho la corrente elettrica, ma l’acqua no: devo andare a riempire regolarmente la cisterna da 1’200 litri che ho installato sulla jeep. E con quell’acqua devo anche bagnare le colture e abbeverare i cavalli, che ne consumano venti litri al giorno... Con 300 dollari all’anno posso rifornirmi al pozzo comune. Grazie a una pompa elettrica ho la distribuzione dell’acqua corrente in casa: impossibile fare condotte esterne perché i tubi scoppierebbero a causa del gelo”.

Sul grande terreno che circonda la sua casa, Chiesa ha costruito una serra e coltiva verdura e zucche. “Ho anche piantato dei meli che dovrebbero resistere fino a 50 gradi sotto zero. Vedremo… Poi di mirtilli, uva spina, ribes e altre bacche selvatiche in estate ce n’è a volontà...”.

Insomma, un piccolo paradiso nel cuore dell’Alaska, la Grande Terra, ma una vita dura, che non è per tutti. A costruire in lodge, dove ospitare pescatori e cacciatori - come hanno fatto molti “migranti” anche svizzeri - Chiesa non ci pensa. “Sono scappato dal Ticino perché amo la libertà e la solitudine, e comunque non avrei nemmeno il tempo per gestire un’attività del genere perché mi sto concentrando su altro. Ma magari tra qualche anno, chissà…”.

Questo è il mondo selvaggio di un uomo che ha fatto una scelta di vita radicale. Un mondo popolato da orsi e da lupi…

“Ogni tanto grizzly e orsi neri si affacciano dalla foresta – racconta Chiesa -, ma non cercano il confronto, e li vedi raramente. Evitano l’uomo. Gli animali selvatici sono schivi, se ne stanno alla larga da noi. Però giro sempre armato, di pistola e fucile. Non si sa mai, anche se le armi non ho mai dovuto usarle”.

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